Sondrio, sport e speranza dietro le sbarre

Sport come speranza e riscatto all’interno della casa circondariale di Sondrio. La nuotatrice paralimpica Xenia Palazzo e lo sciatore Pietro Zazzi hanno incontrato i detenuti.

Sondrio

Un pomeriggio diverso dal solito, fatto di parole che pesano come medaglie e di storie capaci di accendere una luce che passa anche dietro le sbarre. Alla casa circondariale di Sondrio l’incontro con due atleti del gruppo sportivo delle Fiamme azzurre ha trasformato la sala in un luogo di ascolto e confronto, nel segno dello sport e della speranza.

«Abbiamo avuto il piacere di ospitare con noi la campionessa paralimpica Xenia Palazzo – ha spiegato la direttrice Ylenia Santantonio –. Per noi è un onore. Questa iniziativa nasce anche dal fatto che la campionessa appartiene alle Fiamme azzurre e, in tema Olimpiadi di Milano-Cortina, abbiamo trovato l’occasione giusta per ospitarla nel nostro istituto. Vogliamo dare testimonianza del suo vissuto e delle sue vicissitudini personali e professionali tanto alla popolazione detenuta quanto al personale di polizia penitenziaria, come esempio di motivazione di vita e anche professionale».

L’appuntamento si inserisce in qualche modo tra le iniziative legate alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 e rafforza il legame tra istituzione penitenziaria e territorio, mettendo al centro il valore rieducativo dello sport. A sottolinearlo è stato il comandante di reparto, il commissario capo Francesco Fontana: «Questa è un’iniziativa particolare soprattutto nella cornice dei Giochi. È partita dalla volontà della direzione di dare voce agli atleti appartenenti al gruppo sportivo delle Fiamme azzurre come testimoni di questa iniziativa, non solo per garantire l’ordine e la sicurezza, ma anche per rispondere alle esigenze della popolazione detenuta, che sono quelle di garantire la speranza nell’ambito del reinserimento sociale».

Fontana ha rimarcato come la rieducazione sia possibile «grazie all’impegno costante e continuo del corpo di polizia penitenziaria», rappresentato anche da questi atleti chiamati a portare una testimonianza concreta.

Protagonista della giornata è stata Palazzo, plurimedagliata nel nuoto paralimpico, con due ori, un argento e tre bronzi, ma anche agente del Corpo. «È un’emozione molto, molto forte – ha confidato –. Non sempre c’è la possibilità di farlo e io, assieme ad altri atleti, ho questa fortuna. Parlo non solo come atleta paralimpica, ma anche come agente della polizia penitenziaria. Raccontare la mia vita serve per dire a loro che, nonostante tutte le difficoltà, uno può raggiungere tutto, veramente tutto. Non importa quanto tempo ci si mette, ma quanto ci si crede e soprattutto avere speranza». La storia della sua vita, dell’infanzia complicata dalla disabilità, dei sacrifici dei suoi genitori, ma soprattutto dal suo riscatto grazie alla pratica sportiva e al nuoto «dove non ci sono carrozzine o altri supporti e siamo tutti uguali».

Accanto a lei Pietro Zazzi, sciatore azzurro, non presente sulle piste di Milano Cortina a causa di un infortunio, che ha condiviso con i detenuti la propria esperienza sportiva e personale. «Per me è un motivo di orgoglio essere qui a parlare. Purtroppo non sono riuscito a rappresentare il Corpo alle Olimpiadi perché mi sono infortunato, ma raccontare lo sport e la fatica che c’è dietro la carriera può essere un segnale positivo. Spero di far passare un buon pomeriggio».

Un incontro che ha unito divise e corridoi, piste da sci e corsie d’acqua, dimostrando come la disciplina e la determinazione possano diventare strumenti di riscatto, dentro e fuori dal carcere.

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