Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 01 Ottobre 2026
Tirano, al via il processo ai due presunti pusher: in casa quasi 100 grammi di cocaina
Simone Pola e Alderiko Shkurti erano stati arrestati dopo la denuncia di un padre che aveva raccontato di essere stato aggredito per aver chiesto loro di non vendere droga al figlio: entrambi hanno scelto il rito abbreviato.
Lettura 2 min.Sondrio
Si è aperto il processo, in Tribunale a Sondrio, a carico di due presunti pusher di un certo livello, non quelli dei boschi, per intenderci. Alla fine dello scorso gennaio erano stati arrestati dai carabinieri di Tirano per detenzione ai fini di spaccio di cocaina e altre sostanze dopo la denuncia in caserma di un papà-coraggio cinquantenne: “Sono stato picchiato perché mi sono recato nell’abitazione in cui vivono per dire loro di non vendere dosi a mio figlio che si sta rovinando con la droga. Li ho supplicati di non farlo più entrare nel loro appartamento, dove smerciano. E in risposta, alla mia richiesta, mi hanno aggredito”. All’uomo il pestaggio era costato, inizialmente, una trentina di giorni di prognosi per alcune costole inclinate. Le sue preziose informazioni, tuttavia, erano sfociate nel blitz effettuato nell’appartamento, da parte dei militari del Nucleo operativo e radiomobile e della Stazione della Compagnia di Tirano, all’epoca guidata dal capitano Riccardo Angeletti il quale aveva subito informato la Procura.
L’accurata perquisizione a carico dei sospettati - delegata dal sostituto procuratore Daniele Carli Ballola - aveva portato alla scoperta di un non trascurabile quantitativo di coca (ossia poco meno di cento grammi) - parametrato ai livelli dei sequestri in Valtellina - e anche di hashish (circa sessanta grammi), sostanze nascoste all’interno di barattoli in vetro nascosti nella cantina della casa di Simone Pola, 28 anni, di professione panettiere, e dell’amico ufficialmente elettricista a cui dava ospitalità, ossia Alderiko Shkurti, 29 anni, nato in Umbria, con residenza a Cortona (Arezzo), da famiglia di origini albanesi. Quando c’era stato l’interrogatorio di convalida, davanti al pm Tatjana Ennemoser, il gip Fabio Giorgi aveva disposto la carcerazione per il valtellinese - con alcuni precedenti alle spalle - e gli arresti domiciliari per l’amico toscano ospitato, risultato incensurato. Il giudice, quel giorno, aveva cercato di sapere la provenienza della sostanza stupefacente e se ci fosse un destinatario finale.
Ma Pola si era avvalso della facoltà di non rispondere, mentre il ventinovenne aveva dichiarato di non essere a conoscenza che all’interno dell’alloggio ci fosse dello stupefacente. Nel frattempo era scattato il sequestro dei cellulari dei due, per potere risalire anche a eventuali complici e ai numerosi clienti del territorio del Tiranese, fra commercianti, professionisti, imprenditori e studenti. Gli acquirenti, se individuati, rischiano la segnalazione alla Prefettura della provincia di riferimento e la perdita della patente, qualora risultino positivi ai test. E nella mattinata di giovedì ha avuto inizio il processo per Simone Pola, difeso di fiducia dall’avvocato Dylan Della Valle di Sondrio, e per Alderiko Shkurti, assistito dal legale Mario Giancaspro del Foro di Perugia. “In aula era presente il pm Tatjana Ennemoser che ha chiesto al giudice Antonio De Rosa di procedere con il rito immediato - ha spiegato al termine dell’udienza l’avvocato Della Valle - ma sia io che il mio collega abbiamo optato per il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede uno sconto di un terzo per i nostri clienti. Il giudice ha fissato a febbraio la data per la discussione”. Shkurti è da qualche tempo totalmente libero, mentre Pola è stato scarcerato ed è attualmente ai domiciliari. Intanto abbiamo appreso che il procedimento per il reato di lesioni in concorso, in relazione alla denuncia del padre-coraggio, segue un corso a sè ed è in via di definizione.
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