Trovato morto fuori dalla Rsa: assolte le ausiliarie

L’anziano era uscito dalla struttura di Sondalo senza deambulatore. Le due lavoratrici della casa di riposo di Sondalo erano accusate di omicidio colposo

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Sondalo

Assolte perché il fatto non sussiste. Così ha deciso il giudice del tribunale di Sondrio, Fabio Giorgi, nei confronti delle ausiliarie socio assistenziali Elena Rinaldi, 39 anni, di Tirano, difesa dall’avvocato Francesco Romualdi, e Michela Della Valle, 61 anni, di Sondalo, difesa dagli avvocati Matteo Saverio e Sara Maria Muzio, chiamate a rispondere di omicidio colposo in concorso con colpa generica e specifica consistita in negligenza, imprudenza e imperizia e nella violazione del protocollo anticaduta, per la morte di un paziente della Rsa Bellavista di Sondalo in cui lavorano avvenuta sette giorni dopo il suo ingresso in struttura.

L’uomo, Renzo Giuseppe Ricetti, 78 anni, di Sondalo, era stato ricoverato l’11 marzo dello scorso anno e il giorno 18 è stato rinvenuto privo di vita ai piedi degli scalini di un’abitazione privata situata di fronte alla struttura, che l’anziano aveva raggiunto senza che nessuno dentro la Rsa se ne accorgesse. Senza deambulatore era uscito dal cancello d’ingresso della casa di riposo, aveva attraversato la strada, era entrato nella corte della casa prospiciente la Rsa e, giunto in prossimità degli scalini, deve aver inciampato, è caduto a terra ed ha battuto il capo ed ha perso la vita.

Fatto avvenuto durante il turno di servizio delle due ausiliarie, fra le 6.30 e le 14.30 del 18 marzo e, per questo, il sostituto procuratore Daniele Carli Ballola le aveva iscritte nel registro degli indagati e poi imputate nel procedimento sfociato nel rinvio a giudizio con rito abbreviato. Non si era costituita però parte civile la famiglia del defunto, la moglie, il figlio, la sorella di Ricetti e otto suoi nipoti, i quali, assistiti dall’avvocato Antonio Sala Della Cuna, hanno invece avviato una causa civile contro la fondazione gerente la Rsa Bellavista. Ieri mattina, in tribunale, le due imputate, non erano presenti, mentre lo erano in sede di udienza filtro. Per loro c’erano i rispettivi legali che ne hanno chiesto l’assoluzione con formula piena, mentre il pubblico ministero Carli Ballola ha chiesto otto mesi di reclusione per ciascuna con tutti i benefici di legge. Il giudice ha deciso per l’assoluzione perché il fatto non sussiste con deposito delle motivazioni entro 120 giorni. A quel punto, la Procura potrebbe proporre ricorso in appello, anche se appare piuttosto improbabile. Più verosimile che la causa si sposti dal piano penale a quello civile, sede già prescelta dal legale dei famigliari di Renzo Giuseppe Ricetti.

«Abbiamo deciso di non entrare in questo processo come parti civili e chiedere il risarcimento del danno – spiega l’avvocato Della Cuna -, ma di agire giudizialmente in sede civile contro la fondazione gerente la Rsa, perché riteniamo che quella sia la sede opportuna non solo per ottenere il risarcimento, che chiaramente è dovuto, ma anche per interloquire col soggetto che, a nostro avviso, è responsabile di quanto accaduto. Perché la responsabilità contrattuale tra paziente e struttura, a nostro modo di vedere, è stata violata e la responsabilità civile della struttura può essere accertata autonomamente al di la dell’esito del procedimento penale». La prima udienza in sede civile si terrà in tribunale a Sondrio mercoledì prossimo, 14 ottobre. Quanto all’allora presidente della Fondazione Siccardi, Pietro Del Simone, molto dispiaciuto per quanto accaduto al proprio paziente, aveva ricondotto l’accaduto più che altro ad un «fatto accidentale, perché il paziente era uscito approfittando di un varco apertosi nel cancello, normalmente chiuso, creatosi in fase di scarico della merce da un camion».

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