Cronaca / Sondrio e cintura
Mercoledì 15 Aprile 2026
Uil Sondrio, Tresoldi: «Un momento di verità per il territorio»
Dalla sanità al lavoro, dalla casa alla mobilità: il coordinatore Uil Sondrio Fabrizio Tresoldi traccia un quadro critico della provincia e lancia un appello a istituzioni e politica. «Sondrio non chiede privilegi, ma diritti»
Sondrio
Un congresso «non come rito, ma come momento di verità», capace di misurare coerenza, visione e capacità di incidere nella realtà. Il coordinatore territoriale Uil Sondrio, Fabrizio Tresoldi, ha aperto così l’assemblea precongressuale, costruendo una riflessione ampia ma fortemente ancorata alle criticità della provincia.
Dentro uno scenario internazionale segnato da conflitti e instabilità, Tresoldi ha richiamato il rischio che a pagare siano i territori più fragili: «Quando le priorità si spostano verso il riarmo, welfare e servizi pubblici diventano comprimibili». Un tema che, tradotto a livello locale, si riflette direttamente sulla qualità della vita in una realtà di montagna e di confine come Sondrio, dove «i diritti si misurano nella concretezza dell’accesso ai servizi».
Proprio il territorio è stato il filo conduttore dell’intervento. A partire dal lavoro, che anche in provincia mostra contraddizioni evidenti: «Non basta dire che manca manodopera, bisogna chiedersi quali salari vengono offerti e quali prospettive di stabilità esistono». Il rischio, ha sottolineato, è quello di un mercato che non riesce più a trattenere giovani e professionalità, anche per la concorrenza della Svizzera.
Un tema che si intreccia con quello della casa, sempre più centrale: «Senza alloggi accessibili non si trattengono lavoratori, non si attraggono professionisti e non si garantiscono i servizi». L’aumento degli affitti e il peso delle locazioni turistiche stanno infatti producendo «una pressione crescente sul tessuto sociale».
Ampio spazio è stato dedicato alla sanità, definita «il punto più sensibile della coesione territoriale». Tresoldi ha parlato apertamente di distanza tra narrazione e realtà: «Il problema delle liste d’attesa resta pesante, così come la carenza di personale». Da qui la richiesta di «una rete sanitaria provinciale pensata per una realtà montana». «Se non si interviene – ha avvertito – il rischio è una privatizzazione di fatto».
Altro nodo cruciale è quello della mobilità. «Non si può essere efficienti solo durante le Olimpiadi», ha osservato, sottolineando come la quotidianità di pendolari e lavoratori resti segnata da criticità. La situazione viabilistica è stata definita «deficitaria», con il concreto pericolo di isolamento in caso di problemi sulla statale 36. «Serve una programmazione seria e infrastrutture affidabili, non interventi legati all’emergenza».
Sul piano demografico, il quadro è altrettanto preoccupante. «Quando i giovani se ne vanno perdiamo non solo forza lavoro, ma futuro. Servono lavoro dignitoso, servizi, mobilità e politiche per rendere il territorio attrattivo».
In questo contesto si inserisce anche la questione del frontalierato. «Le risorse generate devono servire a rafforzare il territorio e migliorare la condizione dei lavoratori», ha spiegato, mettendo in guardia da una dipendenza strutturale dal differenziale salariale con la Svizzera.
Nel complesso, emerge l’immagine di una provincia attraversata da fragilità ma anche da potenzialità, che però richiedono una regia più forte. «Sondrio non può più permettersi frammentazioni e logiche localistiche», ha osservato, chiedendo un rapporto più efficace tra istituzioni e territorio.
La conclusione è un appello chiaro, che riassume il senso dell’intervento: «Sondrio non chiede privilegi, ma diritti».
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