L’ultimo saluto ad Alessandro Giannetti, Sondrio si stringe alla famiglia

Chiesa gremita per i funerali dell’appuntato scelto morto dopo l’incidente di Campoledro. In prima fila la moglie Laura e la figlia Ludovica, accanto a colleghi e cittadini.

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Sondrio

Una chiesa gremita, il silenzio interrotto soltanto dai passi dei militari e dalla commozione. Sondrio si è stretta attorno alla famiglia di Alessandro Giannetti, l’appuntato scelto dei carabinieri di 42 anni morto dopo il drammatico incidente, giovedì sera in moto in località Campoledro. Nella chiesa della Beata Vergine del Rosario l’ultimo saluto a un uomo che per anni ha prestato servizio nel Radiomobile dell’Arma e che in Valtellina aveva costruito la propria vita, la propria famiglia e le proprie amicizie. Quando il feretro è arrivato davanti alla chiesa, ad attenderlo c’era uno schieramento di colleghi carabinieri, sull’attenti. La bara ha attraversato quel corridoio di divise, in un momento carico di dolore. In prima fila la famiglia: la moglie Laura, la piccola Ludovica e i familiari più stretti.

Alle loro spalle tantissimi militari, ma anche poliziotti, agenti della Polizia locale e numerosi cittadini, arrivati per stringersi attorno ai familiari e salutare per l’ultima volta Alessandro. Tra i presenti anche il poliziotto della Questura di Sondrio che, fuori servizio, aveva tentato di salvare Giannetti gettandosi tra le fiamme. Un gesto di coraggio che gli era costato a sua volta delle ustioni. Alessandro, gravemente ferito, era stato trasferito al Centro ustioni del Niguarda di Milano, dove è morto nonostante gli sforzi dei medici. A celebrare le esequie è stato l’arciprete di Sondrio, don Christian Bricola. Nell’omelia il sacerdote ha scelto di partire dalla figura di Gesù davanti alla morte di Lazzaro. «Oggi soffermiamoci tutti a contemplare Gesù che piange. Dio che piange», ha detto, ricordando che Dio «ha un cuore che sa piangere, che soffre, che sa provare compassione per ciascuno di noi». Poi le parole rivolte direttamente alla piccola Ludovica: «Tuo papà non ha smesso l’altro giorno di fare il papà. Tuo papà continuerà a fare il papà». Un pensiero accompagnato dall’invito a guardare, nonostante il dolore, alla speranza e alla vita eterna. Don Christian ha ricordato anche Alessandro per ciò che era stato nella vita quotidiana: un uomo solare, sorridente, generoso, orgoglioso del proprio lavoro di carabiniere, sempre disponibile e capace di stare in mezzo agli altri. E soprattutto capace di «rendere semplici le cose complicate».

Proprio quella capacità, ha spiegato il sacerdote, sarebbe servita oggi per trovare parole semplici davanti a un dolore così grande. «Ci sono delle cose di fronte alle quali non c’è una risposta, in cui non si può dire un perché», ha detto ancora don Christian, invitando a guardare al futuro. Non per dimenticare Alessandro, ma per trasformare il dolore in qualcosa che possa continuare a generare bene. L’ultimo invito è stato quello di trasformare i ricordi in preghiera: ogni volta che nei prossimi giorni, mesi e anni tornerà alla mente un momento vissuto con Alessandro, trasformarlo in un pensiero per lui. «Tutti insieme trasformiamo questo dolore immenso in una forza immensa per fare del bene a qualcuno che sta crescendo, per fare del bene al futuro, per fare del bene alla figlia di Alessandro». Poi il silenzio, la preghiera e l’ultimo saluto. All’uscita del feretro, il cielo sopra Sondrio si era fatto grigio, quasi a unirsi alla tristezza di una città che ha accompagnato Alessandro nel suo ultimo viaggio.

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