Cronaca / Sondrio e cintura
Mercoledì 25 Febbraio 2026
«Un’esperienza da trasformare in programma»
La chiusura dei Giochi invernali. Le prime analisi del presidente della Provincia, Davide Menegola: «Un impegno corale»
Sondrio
Le luci si sono spente da pochi giorni, ma l’eco resta forte. Le Olimpiadi invernali hanno attraversato la Valtellina lasciando dietro di sé cantieri, numeri da analizzare, un marchio rafforzato e una nuova sfida già all’orizzonte. Nella prima puntata post Giochi di “Una Valle Olimpica”, in onda su Unica Tv – canale 75, il presidente della Provincia di Sondrio, Davide Menegola, fa le prime analisi a caldo.
Le Olimpiadi sono finite da un paio di giorni. Da fuori sembra sia andato tutto bene. Da dentro, qual è il primo bilancio?
«È un percorso nato da lontano, non un evento partito l’altro ieri. C’è stato un impegno corale, con un ruolo importante di Regione Lombardia. Negli ultimi due anni l’avvicinarsi della scadenza ha accelerato tutto e anche la Provincia ha fatto la sua parte per risolvere criticità. Per i bilanci definitivi serviranno i dati e ancora un po’ di tempo, ma possiamo dire che è andato tutto liscio, con un’organizzazione straordinaria, forse a tratti sovradimensionata, ma è meglio essere pronti per fare ancora di più, che impreparati. Le fragilità del territorio restano, qualcuna è stata avviata a soluzione, ma non dobbiamo perdere il focus: siamo una comunità diffusa su un territorio impegnativo».
Si parla molto di “legacy”: brand, metodo di lavoro, infrastrutture. Qual è l’eredità più importante?
«È difficile fare una classifica. L’eredità turistica si misurerà in presenze, fatturato. Il brand Valtellina, pur non essendo nel titolo di Milano Cortina 2026, è stato l’unico sponsor territoriale dei Giochi e ha trovato una sua collocazione. Località come Livigno e Bormio hanno contribuito a raccontare un ecosistema fatto di turismo, parchi, ciclovie, borghi, gusto. Poi ci sono le opere: avremo ancora un paio d’anni di cantieri, ma alla fine disporremo di infrastrutture che miglioreranno la vivibilità e la mobilità. E c’è una nuova sfida: le Olimpiadi giovanili del 2028, che si chiameranno Dolomiti Valtellina. Sarà l’occasione per consolidare il marchio e puntare su giovani, sport e scuola. La provincia di Sondrio può diventare un laboratorio a cielo aperto di un nuovo connubio tra sport e formazione».
In attesa del 2028, a giugno ci sarà un altro evento sportivo, seppur imparagonabile ai Giochi: parliamo del Tour de Suisse a Sondrio. Perché è importante collaborare anche con le realtà elvetiche?
«Siamo una provincia di confine, con una storia che ci lega ai Grigioni. Un territorio come il nostro non fa massa critica da solo: deve tessere relazioni per diventare funzionale a un sistema. Lo sport è uno strumento sano, naturale per un territorio vocato all’aria aperta. Le Olimpiadi non possono arrivare ogni anno, ma l’esperienza deve trasformarsi in un programma stabile, non in un progetto con inizio e fine. Servono visione, investimenti sugli impianti e unità di intenti».
In chiusura, qual è la soddisfazione più grande di Milano Cortina? E c’è qualche rimpianto?
«La soddisfazione è essere stato il presidente della Provincia delle Olimpiadi in Valtellina. È un privilegio che mi godo appieno. I rimpianti si valutano con i bilanci. Preferisco pensare che siano opportunità per fare meglio. Questo territorio ha un potenziale che non esprime ancora del tutto, ma il Dna c’è, lo vediamo, per esempio, nell’imprenditoria. Va consolidato anche nell’amministrazione pubblica».
Le Olimpiadi si sono chiuse, ma la partita per la Valtellina è appena cominciata.
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