Valanga a Fusine, salvi due settantenni bergamaschi

Travolti dal fronte di neve due scialpinisti di Sorisole

Fusine

Una valanga dal fronte enorme, si parla di quasi 600 metri, si è staccata ieri mattina dalle pendici dell’alta Val Cervia, a quota 2355 metri, nel territorio comunale di Fusine, ma a ridosso del confine con la provincia di Bergamo. E non è stato un distacco indolore perché ha travolto due scialpinisti di Sorisole (Bergamo) che stavano scendendo dal Passo insieme ad un terzo appassionato della montagna, rimasto in piedi, fuori dalla valanga, e che subito ha chiesto aiuto. Ha chiamato altri quattro scialpinisti che si trovavano in zona e, insieme, a colpi di pala ed Artva, sono riusciti ad aprire un varco nella neve ed a liberare i due amici che vi erano rimasti sepolti. In contemporanea hanno attivato anche i soccorsi e sul posto si sono recate subito le equipe di EliSondrio ed EliBergamo che hanno effettuato il recupero dei due scialpinisti travolti, così come sono stati attivati i tecnici del Corpo nazionale del soccorso alpino di Sondrio e della Val Brembana e i militari del Sagf, il Soccorso alpino della Guardia di finanza del capoluogo al comando di Christian Maioglio. Quanto i soccorritori sono giunti sul posto, però, i due scialpinisti travolti, Sergio Lorenzi, 65 anni, e Marco Balcuzzi, 72, entrambi di Sorisole (Bergamo), erano già stati estratti e, sebbene con un principio di ipotermia, vivi e in discrete condizioni. Sono stati subito elitrasportati a Sondrio in codice giallo, e consegnati alle cure degli specialisti del locale Pronto soccorso. Sulle prime, tuttavia, i soccorritori si sono preoccupati perché non c’era più traccia sul posto del terzo scialpinista che era con loro e che aveva lanciato l’allarme. Si è proceduto quindi ad una bonifica completa della valanga per scongiurare che potesse essere finito sotto anche lui, dopodiché si è saputo che, nel frattempo, era sceso a valle verso un rifugio della zona. L’intervento si è quindi concluso e tutti i soccorritori hanno fatto rientro alla base. Sulle prime erano stati allertati anche i vigili del fuoco di Sondrio, ma, poi, vista la piega presa dagli eventi, non sono stati mobilitati. Dal mondo del soccorso alpino, civile e militare, giunge tuttavia il caldo invito a non avventurarsi in questi giorni in quota con gli sci per dei fuoripista. «Il pericolo valanghe è tre marcato sulla carta, ma è più prossimo al quattro che al tre – dicono i soccorritori -. E questo per via della presenza di brine di profondità che impediscono alla neve scesa nelle ultime ore di fare presa. E’ una neve soffice, bella da percorrere con gli sci, per cui invoglia e attrae, ma è estremamente pericolosa. I distacchi possono avvenire con facilità anche in seguito al passaggio di un solo scialpinista e si propagano a tutto il versante. E’ l’effetto boom, così si chiama, perché è sufficiente che si stacchi un piccolo quadrante per far smuovere tutto un costone innevato. Come sempre i problemi si verificano di più sui versanti posti a nord, ma in questo momento il pericolo è generalizzato e coinvolge anche i versanti sud. Per cui, fintanto che non arriverà una possente nevicata capace davvero di assestare il manto in quota, invitiamo ad evitare accuratamente gli spazi aperti. Al più risalire a bordo pista, ma sempre con cautela». Ricordiamo che l’ultimo fine settimana è stato funesto in provincia, con due morti in valanga e un terzo, finanziere del soccorso alpino, in stato di morte cerebrale. Da giovedì a ieri cinque le valanghe scese ad Aprica, Madesimo, Valfurva, Albosaggia e Fusine.

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