Venerdì Santo, il grande silenzio: «Crocifisso per salvare il mondo»

Settimana Santa. Ieri la lettura della Passione secondo Giovanni e l’adorazione della Croce. Monsignor Modenesi: «Cristo non si è sottratto ed è venuto per ridare la vita all’umanità».

Sondrio

È con un grande silenzio, lo stesso con cui si è chiusa la messa “nella Cena del Signore” del Giovedì Santo, che si è aperta l’azione liturgica della Passione del Signore ieri pomeriggio in Collegiata.

Nessuna parola introduttiva, nessun canto: tutti i fedeli in ginocchio e i sacerdoti prostrati a terra, davanti all’altare, completamente spoglio. Un gesto non casuale: è Cristo, privato delle sue vesti e umiliato, in croce per i peccati del mondo.

La riflessione

La liturgia del Venerdì Santo rappresenta - a tutti gli effetti - una grande catechesi sul mistero cristiano. Sulla morte di Cristo, che viene «schiacciato dal male del mondo» e che, al contempo, dona vita e salvezza.

Proprio su questo aspetto si è soffermato l’arciprete emerito monsignor Valerio Modenesi che, come da tradizione, ha offerto una riflessione al termine della lettura della Passione di Cristo secondo l’evangelista Giovanni. Da diversi anni è lui a tenere l’omelia durante l’azione liturgica in Collegiata: poche parole, ma di grande profondità e di indubbio spessore per meditare.

«Abbiamo accompagnato Gesù nel racconto di Giovanni e adesso ci domandiamo come anche noi possiamo essere coinvolti», ha esordito monsignor Modenesi. Al suo fianco anche l’arciprete don Christian Bricola e il vicario don Remo Bracelli.

Alla base della riflessione, il sacerdote ha scelto un’antifona proposta in questi giorni dalla liturgia. Ossia «Cristo, inchiodato alla croce per i nostri peccati, schiacciato dal male del mondo, dalle tue ferite siamo guariti».

Una domanda, in tal senso, è d’obbligo. «Ma l’uomo Gesù – in cui sappiamo esserci la presenza di Dio Amore, mistero grande – non poteva scegliere un modo migliore e più rapido della croce per morire?». Quello della crocifissione, infatti, «era il patibolo riservato agli schiavi, a quelli che non contavano niente e che potevano essere lasciati appesi senza tante attenzioni. E Gesù ha scelto questo mezzo per salvarci dal peccato», a dimostrazione del suo eterno amore.

Il mondo

«Gesù non è venuto a togliere i nostri peccati soltanto per noi che lo conosciamo: è venuto per tutti, per il mondo». Proprio per quel mondo che, «nel vangelo di Giovanni, indica tutto ciò che è senza Dio, che è indifferente e contrario: ecco, è proprio lì il Signore si lascia schiacciare», come si legge nell’antifona. «Torna alla mente il gesto di Cristo che entra nell’acqua del Giordano, dove tutti entravano per purificarsi. Un’acqua sporca per definizione, come gli ricorda anche Giovanni Battista. Ma lui non si tira indietro».

C’è poi l’ultima espressione, «che solleva lo sguardo e l’animo: “Dalle tue ferite siamo stati guariti”. Dalle ferite del cuore di Gesù sono sgorgati sangue e acqua, simbolo dell’Eucarestia e del Battesimo: abbiamo ricevuto dei doni, siamo così salvati».

L’intensa liturgia del Venerdì Santo è proseguita con la preghiera universale e l’adorazione della Croce, mentre la corale “Beato Nicolò Rusca” - diretta da Caterina Borinelli e accompagnata all’organo da Lorenzo Medde - ha proposto alcuni brani meditativi.

Sempre la corale in serata ha accompagnato con il canto la tradizionale processione con il simulacro del Cristo morto lungo le vie della città. Un momento di preghiera, preparato dai giovani lavoratori e dagli universitari che ogni settimana si trovano per la catechesi, durante il quale l’arciprete don Bricola ha proposto una riflessione a partire dalla vita di San Francesco d’Assisi.

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