Cronaca / Sondrio e cintura
Lunedì 21 Settembre 2026
Violenza sessuale sul Tir, giudizio immediato per il camionista
Il 49enne romeno è accusato di violenza sessuale e lesioni aggravate per l’aggressione del 18 marzo a San Pietro Berbenno. La vittima ha confermato le accuse nell’incidente probatorio. L’imputato, tuttora in carcere a Pavia, ha scelto il rito abbreviato
Lettura 2 min.Berbenno
Nella notte fra il 18 e il 19 marzo scorsi si era reso protagonista di una brutale aggressione a sfondo sessuale sul suo Tir, dove la vittima aveva ricevuto un passaggio da quello che si è poi rivelato essere un aguzzino, secondo quanto emerso sino ad oggi dall’inchiesta del sostituto procuratore Daniele Carli Ballola.
A fine luglio c’è stato un incidente probatorio, in Tribunale a Sondrio, per cristallizzare le prove acquisite, nel corso del quale la quarantenne - assistita dall’avvocato di fiducia Manuela Mauro di Sondrio - ha confermato per intero le accuse formulate sin dall’inizio contro il connazionale.
I due erano partiti insieme da Torino perché lei voleva imparare a guidare i Tir. A questo punto, ultimati tutti gli accertamenti investigativi, la Procura di Sondrio, diretta da Piero Basilone, ha disposto il giudizio immediato, possibile quando ci sono evidenti elementi di colpevolezza. Si tratta di un atto che supera la necessità del passaggio all’udienza preliminare. L’imputato, difeso di fiducia da un avvocato di Milano e tuttora ristretto nella sezione per sex offender del carcere di Pavia, ha avuto 15 giorni di tempo - dal ricevimento della notifica della decisione dei magistrati - per chiedere di farsi giudicare con un rito alternativo e lui lo ha fatto, scegliendo il rito abbreviato che, in caso di condanna, gli consentirà di ottenere lo sconto di un terzo sulla pena.
Faceva da “scuola guida”
Lo straniero sarà chiamato a rispondere, a inizio dicembre, di violenza sessuale e lesioni aggravate. «Voleva imparare a fare la camionista e, da qualche giorno, viaggiava con me. Poi l’avrei riportata a Torino, la città dove attualmente risiede. Intanto io le facevo da istruttore da “scuola guida”, percorrendo alcune strade, nei tragitti in Italia per la consegna delle merci, quelle che sapevo essere meno presidiate dalle pattuglie delle forze dell’ordine. Alla fine, dopo le mie lezioni, avrebbe sostenuto l’esame in Piemonte per ottenere la patente».
Così si era difeso davanti al giudice Mihli Dragan, 49 anni, originario della Romania, il conducente di Tir arrestato, nella notte fra il 18 e il 19 marzo a San Pietro Berbenno, dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Sondrio, per la violenta aggressione a sfondo sessuale ai danni di una connazionale di pochi anni più giovane, aggressione avvenuta all’interno della cabina del pesante mezzo di trasporto e poi proseguita sul piazzale, dove il camion sostava per la notte, accanto ad altri “bisonti della strada” dell’importante impresa di trasporti e logistica della Valtellina.
«A salvarla, quella notte, è stato un altro camionista attirato dalle urla della donna che ha avuto diversi giorni di prognosi ed è tuttora in cura da uno psicologo», spiega il suo legale Mauro.
Scuse e risarcimento
L’indagato, davanti al gip Fabio Giorgi, ha inoltre espressamente «chiesto scusa alla donna dichiarandosi da subito pronto a risarcire i danni patiti da lei».
L’impresa valtellinese, che si serve - in maniera ridotta - della manodopera di un’agenzia della Romania, ci ha spiegato all’epoca del grave episodio che i camionisti romeni impiegati sono soltanto due-tre e che ricevono in Valle le direttive per i trasporti, ma sono direttamente pagati dal titolare dell’agenzia romena e che «sanno che è tassativamente vietato trasportare altre persone sui mezzi di esclusiva proprietà dell’imprenditore della provincia di Sondrio. Possono fermarsi a dormire all’interno, quando ritornano dai lunghi viaggi, ma unicamente loro e concediamo degli spazi per farsi una doccia calda e utilizzare i servizi igienici sul piazzale di sosta».
I camionisti presenti quella notte, uno dei quali fu quello che lanciò l’allarme, sono stati ascoltati dai carabinieri. Sotto sequestro erano finiti gli indumenti di presunto aguzzino e vittima, fra i quali c’era una relazione che durava da circa un anno.
Fra i testimoni non c’è soltanto il camionista - parcheggiato nelle vicinanze di quello del collega poi arrestato per violenza sessuale aggravata e minacce - che ha dato l’allarme, facendo così intervenire i militari dell’Arma, ma anche altri autotrasportatori che avrebbero assistito ad alcune fasi dell’agghiacciante aggressione.
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