Abbonamenti pirata alla tv a pagamento, smantellata rete in Valchiavenna

Operazione “Sempre sul pezzo” della Guardia di Finanza di Sondrio: smantellata un’associazione dedita alla pirateria informatica tra Valchiavenna e Brianza. Quattro denunce e un arresto; almeno 115 clienti ora a rischio sanzioni.

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Chiavenna

Bastava una chiavetta con la app giusta per spalancare la porta a Sky, Dazn, Netflix e a qualsiasi canale a pagamento, senza pagare un euro ai legittimi fornitori. La Guardia di Finanza di Sondrio ha smantellato un’associazione dedita alla pirateria digitale operante soprattutto nel territorio della Valchiavenna e, in misura minore, in quello brianzolo.

L’indagine è stata coordinata dal Sostituto Procuratore Daniele Carli Ballola, a condurla sono stati i militari della Tenenza di Chiavenna, affiancati da un esperto in contrasto ai crimini informatici. Quattro persone sono state denunciate a piede libero ed una colpita da misura cautelare personale per associazione a delinquere finalizzata alla pirateria o violazione del diritto d’autore. Sono ritenute parte di un’attività economica organizzata e finalizzata alla cessione al dettaglio di dispositivi di decodificazione speciale, capaci di sbloccare l’accesso a servizi televisivi criptati — film, serie tv, manifestazioni sportive — forniti in diretta o “on demand” in ogni area del mondo. Una clientela in costante crescita: ad oggi se ne contano almeno 115, ciascuno dei quali versava un canone periodico ai sodali invece di rivolgersi ai soggetti autorizzati come Sky, Dazn, Netflix, Amazon Prime, Mediaset Infinity o Disney plus.

Il meccanismo, ricostruito dagli investigatori, ruotava attorno alla figura del promotore. Quest’ultimo acquistava all’ingrosso, con cadenza costante e periodica, da un venditore in posizione apicale, il software “Warzone XC IPTV”, che garantiva l’accesso a tutti i servizi televisivi mondiali. Lo riversava poi all’interno delle chiavette “Amazon fire stick” e le cedeva — direttamente o tramite i sodali — ai clienti, consegnando contestualmente le credenziali di accesso a un profilo personalizzato.

I guai, però, non riguardano soltanto chi vendeva. La Guardia di Finanza ricorda che l’utilizzo di questi software pirata non rappresenta solo un danno enorme all’economia legale e all’industria del cinema e dello sport — nel caso di specie stimato in diverse centinaia di migliaia di euro — ma espone gli stessi fruitori a rischi concreti. Grazie al tracciamento degli indirizzi IP e dei pagamenti, spesso effettuati tramite carte prepagate, sono in corso di identificazione anche i clienti finali, per i quali sono previste sanzioni amministrative che vanno da un minimo di 154 euro fino a 5.000 euro in caso di recidiva, oltre alla possibile contestazione del reato di ricettazione.

L’operazione, sottolineano dal Comando Provinciale, si inserisce nel più ampio quadro delle attività del Corpo a tutela del mercato dei beni e dei servizi, a salvaguardia delle imprese che operano nel rispetto delle regole e del diritto d’autore.

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