Cronaca / Valchiavenna
Lunedì 11 Maggio 2026
Campodolcino: mesto addio a Davide Acquistapace
L’imprenditore 63enne morto a seguito di un infarto dopo una lite nel suo chalet di Gualdera
Campodolcino
La comunità di Campodolcino si è stretta davvero, spiritualmente, ma anche fisicamente, a protezione di mamma Clea, che, lunedì mattina, era al fianco della salma di suo figlio Davide per accompagnarlo nell’ultimo viaggio. Con lei c’era Maurizio, l’altro suo figlio, e c’erano i nipoti Karin, Sofia e Riccardo, figli di Davide Acquistapace, imprenditore edile di 63 anni, mancato per arresto cardiocircolatorio nella serata di domenica 3 maggio, in seguito ad un litigio scoppiato nel patio del suo chalet di Gualdera con un 49enne che lo avrebbe colpito con pugni e spintoni prima del triste epilogo e che ora è agli arresti domiciliari a Voghera (Pavia).
A distanza di otto giorni da quella tragedia per la quale la Procura della Repubblica di Sondrio indaga per omicidio preterintenzionale, cioè avvenuto al di la delle intenzioni di chi l’ha commesso, Campodolcino si è fermata.
Si è raccolta nella parrocchiale di San Giovanni Battista per le esequie di Davide, officiate da don Marco Maesani, parroco di Campodolcino e Madesimo, affiancato da don Adriano Folonaro, padre guanelliano, e da don Amedeo Folladori, parroco di Mese, località dove è stata tumulata la salma del defunto, nella tomba della famiglia Acquistapace destinata all’ultimo riposo di Davide e di tutti i suoi congiunti. Gremita all’inverosimile l’ampia parrocchiale per una funzione sobria, in cui il raccoglimento, il silenzio e la riflessione nella fede sono stati la dominante. Appena intervallata dall’incedere del rito, dall’omelia di don Marco e dai canti della corale parrocchiale, che hanno raggiunto l’apice co “Io domando...”, dedicato alla vita e alla morte, eseguito alla Comunione. «Il silenzio e la riflessione aiutano a vivere le situazioni, tutte le situazioni della vita, in modo diverso perché ci fanno stare sulle domande, quelle vere, sincere che emergono insieme all’essere senza parole: come è possibile? Come mai? Perché? Il perché drammatico di mamma Clea, il perché più amareggiato dei figli – ha detto don Marco nella sua omelia -. Mi permetto di rivolgermi a coloro a cui è più caro Davide e chiedo che le parole e i giudizi lascino spazio alle domande e ai desideri più autentici. Quei desideri feriti: quello di una vita buona, quello di giustizia. Queste ferite e questi sentimenti chiedono soddisfazione. Vero e giusto, ma non come l’istinto, la rabbia o la tristezza potrebbero indicare. Perché in questo caso prevarrebbe la cattiveria o l’egoismo. A tutti noi mi permetto di dire, riprendiamo ad avere quella attenzione verso noi stessi che fa riconoscere i propri limiti e errori, che fa riconoscere il nostro male e il peccato (chi di voi è senza peccato sia il primo a scagliare la pietra), l’attenzione che fa riconoscere che vita e giustizia non dipendono sempre da noi, ma dipendono sempre da noi come le viviamo».
Al termine della funzione, la bara ha lasciato la chiesa scortata dagli operatori delle onoranze funebri Sant’Antonio per il cimitero di Mese dove la salma è stata tumulata. Giovedì sera, durante la Santa Messa a Prestone, Davide verrà nuovamente ricordato, così come si pregherà per lui durante i Rosari mariani recitati in parrocchia, a Campodolcino, durante questo mese.
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