Don Angelo Riva nuovo parroco di Chiavenna e Prata

Dopo dieci anni lascia don Andrea Caelli. Il cardinale Cantoni: «Non si ricomincia daccapo, ma si continua e si sviluppa un percorso fecondo». Per il sacerdote, 60 anni, prima esperienza alla guida di una parrocchia.

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Chiavenna

«Non si tratta di ricominciare tutto daccapo, ma di continuare e di sviluppare un percorso compiuto in modo tanto fecondo e significativo da un pastore che certamente ha segnato i ritmi di questa parrocchia e che ha saputo coinvolgere in uno stile di sinodalità tante persone di tutte le età e con una diversa gradualità del loro cammino di fede. Alludo a don Andrea Caelli a cui rinnovo la mia stima e anche tanta gratitudine per i suoi 10 anni di un non facile e oneroso impegno pastorale in questa comunità. Nella chiesa c’è da tenere presente quindi la regola della continuità pastorale insieme a quella, però, dello sviluppo, frutto di un apporto responsabile e coinvolgente di tutti i membri del popolo di Dio e in particolare della presenza nuova e creativa di un pastore a cui diamo sinceramente il benvenuto e a cui auguriamo un docile ascolto della voce dello spirito e la capacità di cogliere i segni dei tempi che sono sempre nuovi».

Così si è espresso il cardinale Oscar Cantoni, vescovo di Como, durante i riti di accoglienza nella comunità pastorale di Chiavenna e Prata di monsignor Angelo Riva, 60 anni compiuti da poco, originario di Bizzarone, piccolo Comune del Comasco al confine con la Svizzera, e che in tanti anni di sacerdozio (è stato ordinato nel giugno del 1991) ha fatto tantissimo, lasciando un segno indelebile nei settori in cui ha operato, ma mai il parroco. San Lorenzo, San Fedele e Sant’Eusebio sono le sue prime parrocchie «eppure, don Angelo, da me contattato – ha detto il vescovo -, non ha esitato. Mi ha dato subito la sua disponibilità, senza quei sei e quei ma che spesso mi vengono rivolti in questi casi. Ha accettato con impegno, con una certa tensione, con molta preghiera e con una riflessione critica, ma ha riconosciuto la voce del Signore che lo ha chiamato per condurre il suo ministero, generoso, quotidiano, al servizio del popolo di Dio con le premure, le attenzioni ai poveri, le attenzioni, la vicinanza e la tenerezza rivolta alla propria comunità».

E don Angelo, di tenerezza, ieri mattina, ne ha dispensata tanta. Sia a coloro che sono giunti da Bizzarone, Rebbio, Breccia e Prestino, realtà da cui proviene e di cui è stato collaboratore, così come dai seminari di Como e di Milano in cui ha sempre insegnato teologia morale, dalla redazione del “Settimanale della diocesi di Como” che dirige dal 2011, dagli ambienti scout del Comasco «che sono sempre stati la mia vita», ha detto, sia ai suoi nuovi parrocchiani.

Un buffetto, una carezza, che è arrivata al cuore di quanti sono riusciti ad entrare in relazione diretta con lui.

Certo, la tensione della prima volta in una parrocchia si è sentita, ma don Angelo l’ha gestita molto bene, consegnandosi in toto alla sua nuova dimensione nella consapevolezza di non essere solo, ma in piena comunione con Cristo «perché dove sarò io, sarà il mio servo, dice Gesù» ha detto il nuovo parroco.

Al termine dei riti dell’accoglienza, fra consegna delle chiavi delle tre chiese, di San Lorenzo, San Fedele e Sant’Eusebio, benedizione del fonte battesimale, benedizione dei tanti sacerdoti presenti, almeno una trentina, aspersione dei fedeli, sottoscrizione del decreto di nomina a parroco della comunità di Chiavenna e Prata della durata di 10 anni, a suggellare il tutto e a stemperare ogni residua titubanza è stato un abbraccio fraterno fra il vescovo e il nuovo parroco, avvenuto al cospetto della Pace, il prezioso evangeliario conservato nel Museo del tesoro di Chiavenna, esposto per l’occasione e presidiato da due carabinieri in alta uniforme. Immobili per tutto il tempo della lunga celebrazione.

Terminata con la consegna al nuovo pastore di Chiavenna e Prata, della “forcola della partenza”, il tronco che gli scout donano ai membri che intraprendono un’altra strada, un nuovo cammino.

«Se la fede non cambia la vita, non è vera fede» ha detto il vescovo accogliendo don Angelo, e, in effetti, la fede la vita gliela sta cambiando non poco. Ora è parte di una nuova e ricca dimensione, quella valchiavennasca.

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