Metanfetamina e ketamina, resta in carcere il 26enne di Chiavenna

Il controllo è scattato a causa dell’andatura incerta. La perquisizione domiciliare ha portato alla luce un ingente quantitativo di droghe sintetiche.

Chiavenna

Nella mattinata si è tenuta, nell’aula numero 12 del Palazzo di giustizia del capoluogo valtellinese, l’udienza di convalida dell’arresto operato nella serata fra venerdì e sabato dai carabinieri di Chiavenna con i colleghi della caserma di Novate Mezzola. In centro, nella città dei crotti, era stato fermato Tommaso Lisignoli, 26 anni, perché, mentre camminava, aveva un’andatura poco sicura. Avvicinato dai militari, gli viene chiesto se fosse sotto l’effetto di alcol e, quando lui risponde di no, scattano i controlli. Viene trovato con 3,8 grammi di crystal meth (metanfetamina in cristalli) nei pantaloni, suddivisi in due dosi e, nella successiva perquisizione domiciliare, spuntano significativi quantitativi di droghe sintetiche. Gli sequestrano oltre 630 grammi di crystal meth, la pericolosissima metanfetamina in cristalli, e 482 grammi di ketamina, potente anestetico conosciuto come la «droga dello stupro», poi altri quindici grammi della prima sostanza in un altro involucro, venti grammi di hashish, una copiosa quantità di sostanza da taglio e un bilancino di precisione.

L’ex barman valchiavennasco viene condotto in caserma e poi, espletate le formalità di rito, su indicazione del magistrato di turno, Daniele Carli Ballola, posto agli arresti domiciliari. Ieri, alle 9.30, accompagnato dai carabinieri di una «gazzella» della Compagnia di Chiavenna, si è presentato per l’interrogatorio di convalida, assistito dall’avvocato Giovanni Arduini, quest’ultimo in sostituzione del collega di studio, Eros Cornaggia.

Davanti al giudice per le indagini preliminari ha cercato di alleggerire la propria posizione, parlando per circa mezzora sul perché di quel possesso dello stupefacente molto dannoso per la salute che gli è stato sequestrato nell’alloggio perquisito, e il legale ha chiesto per lui una misura cautelare meno restrittiva, come ad esempio l’obbligo di firma in caserma. Ma il giudice Antonio De Rosa, nella giornata di ieri, ha sciolto l’iniziale riserva confermando la misura degli arresti in casa.

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