Cronaca / Valchiavenna
Lunedì 24 Agosto 2026
Moria di pesci nel fiume Mera, botta e risposta tra il sindaco di Piuro e A2A
Il sindaco Omar Iacomella accusa A2A dopo l’ondata di limo nel fiume. La società replica: «È dilavamento naturale dell’alveo dopo le forti precipitazioni, nessuna responsabilità nella gestione della diga»
Lettura 3 min.Piuro
«Non esageriamo se parliamo di disastro ambientale, perché effettivamente in questo momento il fiume Mera a livello faunistico è morto». Si muove anche la politica per il caso del fiume Mera, invaso dal limo in questi giorni e già oggetto di una presa di posizione dell’Unione Pesca Sportiva, che ha chiesto di rivedere le regole per lo svaso del bacino di Villa di Chiavenna. Dure le parole del sindaco di Piuro Omar Iacomella, che punta con decisione sulle responsabilità di A2A: «Già ad inizio agosto ci eravamo mossi con una comunicazione inviata via posta elettronica certificata che sottolineava come il Mera avesse un colore strano, nel senso che era molto limaccioso. Quello che è avvenuto poi con le forti piogge è sotto gli occhi di tutti. Questo è il risultato più evidente, però non ci sono solo i pesci. C’è tutto un ecosistema fiume che va tenuto in considerazione. Con ricadute anche per le amministrazioni, visto che sulle stesse ricade il compito di pulire gli alvei, rimuovere il limo lungo tutta l’asta del Mera e come fatto di recente pilire le briglie. Secondo la nostra amministrazione tra tutte le varie gestioni avute dell’invaso di Villa, questa di A2A è la peggiore, visto che non si è dimostrata evidentemente all’altezza di gestire, almeno per quanto riguarda il rispetto ambientale, l’asta del fiume Mera. Se fossimo in Svizzera o anche nel Sudtirol o Trentino, un’azienda del genere avrebbe già perso la concessione».
A inizio agosto in seguito alla segnalazione l’azienda aveva risposto che tutto era nella norma e che l’acqua limacciosa non era imputabile alla gestione della diga. Posizione avallata anche dagli uffici regionali, dopo un sopralluogo. Secondo Iacomella la situazione di questi giorni è paragonabile a quella del 1998, un evento che chi ha qualche anno in più sulle spalle ricorda benissimo, anche se la gestione della diga era in capo a un’altra azienda. Allora ci volle del tempo prima che il fiume, invaso dal limo fino al lago di Mezzola, tornasse nelle sue condizioni normali: «Ero piccolo ma ricordo quei giorni. Il disastro ambientale è paragonabile a quello degli anni ’90. Ovviamente fa eccezione la situazione del 2017 in seguito alla frana del Cengalo, perché lì era una questione di protezione civile». L’impressione è che questa volta l’accaduto non rimarrà senza conseguenze pratiche. In questo senso l’azienda aveva già manifestato un’apertura ad un confronto tecnico richiesto da Ups per, eventualmente, ridiscutere dei protocolli.
LA RISPOSTA DI A2A
Dilavamento naturale dell’alveo. Questa la spiegazione di A2A rispetto alla situazione del fiume Mera. Respinge le accuse la società che gestisce il bacino artificiale di Villa di Chiavenna. In una nota diffusa oggi, A2A spiega che «l ’aumento di torbidità delle acque del fiume Mera osservato nei giorni scorsi è la conseguenza delle intense precipitazioni sul bacino imbrifero a monte della diga di Villa di Chiavenna, giunte dopo circa undici mesi di siccità e portate particolarmente basse: una condizione che ha favorito il naturale dilavamento dell’alveo lungo l’asta principale del fiume a monte dell’invaso e dei relativi immissari, alcuni dei quali, in territorio elvetico a monte della diga, soggetti a colate detritiche nelle scorse settimane.
È una dinamica idrologica naturale, non riconducibile a una scelta gestionale della diga che da monitoraggi decennali risulta sostanzialmente pulita» . Tutto secondo il protocollo varato dopo la frana del Pizzo Cengalo, spiega A2A. «Dal 2017, la diga di Villa di Chiavenna è gestita secondo un protocollo innovativo che negli eventi di piena rende l’invaso “trasparente”, consentendo il passaggio verso valle del materiale solido trasportato dalla corrente e la continuità del deflusso a tutela della diga e delle infrastrutture a valle. Dal 2018 a oggi si contano 42 eventi gestiti secondo questo protocollo, senza che i monitoraggi abbiano rilevato conseguenze ambientali apprezzabili.
Ogni evento viene puntualmente rendicontato a Regione Lombardia, Arpa e Ministero, con monitoraggi periodici. A2A condivide l’attenzione della comunità verso l’ecosistema fluviale e la fauna ittica. Il protocollo è nato proprio dall’esigenza di mantenere la capacità nominale del bacino e di regolare il trasporto solido del fiume, evitando che il materiale si accumuli per poi essere rilasciato in modo incontrollato. Una gestione risultata efficace, definita e monitorata insieme agli enti competenti, non una scelta unilaterale del gestore» . A2A, dopo aver ricordato che le verifiche seguite alla segnalazione effettuata dal Comune di Piuro ad inizio agosto si sono concluse «senza rilevare alcuna anomalia nelle modalità di rilascio del deflusso minimo vitale, né presenza di sedimenti o limo e né anomalie visibili nella torbidità dell’acqua a valle dello sbarramento», termina la nota confermando la piena disponibilità al confronto con gli enti preposti e continuerà a garantire la massima trasparenza sui dati di gestione dell’invaso, nell’interesse comune del territorio.
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