Niente più pesci nel Mera: l’appello dell’Unione pesca sportiva

L’associazione chiede un confronto sulla gestione del torrente con enti locali e A2A

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Villa di Chiavenna

Niente più pesci nel Mera da Villa a Chiavenna e ora l’Unione Pesca Sportiva chiede una riflessione sulla gestione del fiume. In una nota diffusa l’associazione sportiva chiede, in sostanza, un tavolo per ridiscutere i criteri con gli enti locali e A2A. «Le immagini raccolte in questi giorni lungo il fiume Mera documentano una significativa moria di pesci e un evidente deterioramento dell’ambiente fluviale – si legge nella nota - . Le intense precipitazioni dei giorni scorsi hanno determinato un importante aumento delle portate e le conseguenti operazioni di gestione del bacino di Villa di Chiavenna. Il bacino intercetta nel tempo una grande quantità di materiale solido e, in particolare, di sedimenti fini trasportati dalle acque. Questo materiale tende progressivamente ad accumularsi. Il protocollo di gestione introdotto negli anni passati nasce proprio con l’obiettivo di regolamentare queste operazioni e, tra le altre cose, di evitare accumuli eccessivi di sedimenti nel bacino. Il problema che emerge dall’episodio di questi giorni è però evidente: quando tra un’apertura e la successiva trascorrono molti mesi, la quantità di materiale accumulato può diventare molto rilevante. Al momento dell’apertura delle paratie, questi sedimenti vengono rilasciati in modo concentrato e rapido, trasportati a valle e depositati sul fondo del fiume» . Con risultati pesanti sul corso d’acqua, secondo Ups, tale da alterare profondamente gli habitat utilizzati dalla fauna ittica e dagli organismi acquatici. «Il Mera, negli ultimi anni, aveva dato segnali molto positivi. Sono stati portati avanti interventi di tutela, ripopolamento e valorizzazione, che hanno anche consentito manifestazioni di pesca sportiva di livello nazionale e internazionale, a dimostrazione della qualità ambientale che era stata progressivamente recuperata» . Un patrimonio che non va disperso: «Le esigenze di sicurezza e di corretta gestione delle opere idrauliche non sono in discussione. Allo stesso tempo, però, quanto accaduto impone una riflessione sull’impatto che determinate modalità operative possono avere sull’ecosistema fluviale. L’attuale protocollo di gestione può essere ulteriormente migliorato? È possibile prevedere una gestione più frequente e graduale dei sedimenti, evitando che grandi quantità di materiale si accumulino per mesi per poi essere riversate a valle in occasione di eventi di piena? È possibile individuare, attraverso il confronto, modalità capaci di coniugare ancora meglio sicurezza idraulica e tutela ambientale?» Non un atto d’accusa, ma un invito alla riflessione: «Non si tratta di individuare colpe, ma di partire da quanto accaduto per capire se esistano margini concreti di miglioramento. Perché recuperare un fiume richiede anni di lavoro, risorse e impegno. Vedere questo patrimonio compromesso in poche ore deve diventare l’occasione per aprire un confronto serio» . Non è stato possibile ieri ottenere una risposta da A2A.

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