Muretti a secco, l’arte si tramanda: un corso a Chiavenna

Due giornate di formazione nella selva castanile di Pianazzola, a Chiavenna, per recuperare le competenze necessarie alla manutenzione dei manufatti e contrastare il dissesto idrogeologico. L’obiettivo è creare un gruppo di persone in grado di intervenire in tutta la valle.

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Chiavenna

Il sogno è quello di creare una squadra di persone in grado di sistemare i muretti a secco della valle. Grazie al finanziamento di ProValtellina e Bim e con il patrocinio del Comune di Chiavenna, il circolo valchiavennasco di Legambiente ha organizzato due giornate per insegnare a sistemare e costruire i muretti a secco. Le giornate si sono tenute il 10 e il 17 ottobre e il luogo di intervento è stata una selva castanile della sponda di Pianazzola. Durante la prima giornata i partecipanti sono stati 13.

Nove le persone impegnate il secondo giorno: «Se si troverà la parte di confinanziamento mancante – spiegano dal circolo guidato da Lorenza Tam - si vorrebbero ripetere questi appuntamenti per la primavera, probabilmente a marzo. Il cambiamento climatico causa maggior frequenza di eventi metereologici estremi che a loro volta possono causare dissesto idrogeologico, dunque è importante mantenere i muretti a secco quali importantissimi elementi contro questa instabilità. Attualmente purtroppo la situazione di tali manufatti e di conseguenza la loro funzione di prevenzione da questa instabilità, è fortemente peggiorata a causa dell’abbandono negli ultimi settant’anni circa della loro manutenzione. Lo scollamento tra la necessità di manutenzione diffusa territoriale, che urge invece ancor di più a causa appunto del cambiamento climatico e l’abbandono di pratiche di cura, è causato anche dal fatto che lo stile di vita dei valchiavennaschi è drasticamente cambiato dal secondo Dopoguerra».

Da qui l’idea: «In primo luogo serve non perdere capacità manuale creando un passaggio di competenza intergenerazionale e comunque una sua maggiore diffusione. Inoltre un nostro sogno è creare una piccola squadra, tipo 3 o 4 persone, che una volta imparato o affiancati da chi è già capace, diventi una “Squadra di Pronto Soccorso per i muretti a secco”. Legambiente farebbe da tramite con i privati che vogliono o devono risistemare i propri muretti. Le risorse economiche necessarie in parte potrebbero provenire dal privato stesso, in parte da fondi pubblici».

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