Cronaca / Valchiavenna
Giovedì 03 Settembre 2026
Pesci morti nel Mera, Legambiente: «Serve un’assemblea pubblica»
L’associazione chiede un tavolo e un’assemblea pubblica alla presenza di Comuni, Comunità Montana e A2A
Lettura 1 min.Villa di Chiavenna
Dialogo ma anche informazione condivisa con la popolazione. Questa la richiesta di Legambiente Valchiavenna dopo quanto avvenuto nel greto del fiume Mera nella seconda metà di agosto. Una colata di limo che ha ucciso gran parte della fauna ittica nel Mera ha scatenato il dibattito in valle sulla gestione dei bacini artificiali, in particolare per quello di Villa di Chiavenna. Dopo le accuse del sindaco di Piuro Omar Iacomella nei confronti di A2A e la replica della società, che ha ribadito di aver rispettato tutti i protocolli, sul tema è intervenuto il presidente della Comunità montana della Valchiavenna Davide Trussoni, che ha sottolineato come proprio quei protocolli siano figli della situazione emergenziale seguente alla frana del Cengalo del 2017 e che probabilmente andrebbero aggiornati proponendo un l’apertura di un tavolo di lavoro.
Ora sul tema interviene anche il circolo di Legambiente Valchiavenna, che appoggia la richiesta di Trussoni, ma va anche oltre. Chiedendo un’assemblea pubblica alla presenza di tutti gli attori per coinvolgere anche la popolazione: «Legambiente in questi giorni ha cercato di approfondire l’argomento prima di esprimersi – spiegano gli ecologisti in una nota diffusa ieri - . La questione è molto complessa. Sollecitiamo un rafforzamento dei rapporti istituzionali tra i vari portatori di interesse, sia pubblici che privati, finalizzato ad avere una stessa conoscenza di ciò che realmente accade e le effettive modalità operative della gestione dell’invaso in questione, che è molto particolare. La diga di Villa è soggetta a deposito di materiale sopra la media e causa frana del Cengalo del 2017 sopra i 35 metri cubi al secondo di acqua in entrata l’invaso deve essere immediatamente svuotato» . Secondo Legambiente, A2A dovrebbe intraprendere analisi conoscitive: «un monitoraggio della torbidità delle acque a valle e a monte della diga per avere un dato oggettivo di confronto su quanto operato dal gestore dell’invaso, soprattutto nei giorni di criticità nei quali la diga, per il protocollo, deve far transitare tutto il flusso del fiume in piena. Quella seguita al Cengalo 2017 non si può dire che sia una situazione di rischio del tutto chiusa. Elemento da tener presente in sede di ridiscussione del protocollo, già sollecitata da varie parti, richiesta da noi condivisa. Dai nostri approfondimenti è emerso che la grande quantità di limo fuori uscito dallo svaso subito dopo la metà di agosto, era la stessa che negli stessi giorni veniva immessa nella diga dai suoi affluenti, sia svizzeri che italiani, a causa di eventi metereologici estremi molto localizzati che hanno provocato un grande trasporto di sedimenti e limo» .
Infine, la richiesta di una serata informativa: «Riterremmo utile che l’ente gestore e le istituzioni organizzassero una serata informativa e di dibattito finalizzata sia a dare informazioni sia per fare emergere i molteplici punti di vista, concretizzando così l’aspetto divulgativo e di maggior dialogo previsto dal Contratto di Fiume».
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