«Tagli alle bollette. O altri negozi
a rischio chiusura»

Crisi Confcommercio: «In città quadro preoccupante». Tengono per il momento Alta Valle e Chiavenna. «Giù le tasse, non si può aumentare ancora la merce»

Ottimismo verso la stagione invernale, su cui si allungano però le ombre dei rincari delle bollette con maggiorazioni fino al 200% e l’impennata dell’inflazione che diminuisce il potere d’acquisto, e anche grande preoccupazione per lo stato del commercio nel capoluogo che sembra vivere la crisi più profonda degli ultimi decenni.

Due vetrine abbassate

Uno scenario che non lascia tranquilli quello disegnato da Confcommercio nel corso della riunione del consiglio generale ad inizio settimana, non nello scenario generale della provincia e in quello più puntuale della città che stenta a trovare una collocazione nello scacchiere socio economico dopo la perdita di slancio dei servizi su cui negli anni ha forgiato la sua identità.

«Tra i nostri settori - ha osservato la presidente Loretta Credaro - il commercio è quello che registra un andamento più altalenante. Se nei centri dell’Alta Valle e di Chiavenna la situazione tutto sommato positiva, anche grazie al traino del turismo, la situazione del capoluogo è critica. Solo in questa settimana apprendiamo della chiusura di due attività storiche cittadine. Sondrio, con le sue numerose vetrine sfitte, sta diventando un problema serio da affrontare. Dobbiamo collaborare tutti ad aiutare la transizione da città di servizi a capoluogo attrattivo anche dal punto di vista turistico e ricettivo».

La crisi rende tutto più difficile. «Quello dell’energia deve essere la priorità che questo Governo dovrà affrontare a livello europeo per la tenuta stessa del Paese - dice Credaro -. Secondo le stime di Confcommercio da qui a fine anno sono a rischio 370mila posti di lavoro e nel primo semestre del 2023 rischiano la chiusura 120mila imprese». Un quadro negativo da cui certo la provincia di Sondrio non è esente. Ai rincari poi si aggiunge l’aumento generalizzato dei prezzi con un’inflazione che le proiezioni stimano a fine anno assestarsi oltre il 10%.

«Le piccole attività commerciali non possono scaricare a terra i maggiori costi subiti se non a scapito del consumatore e ciò innesta dunque una situazione viziosa.

Nel momento in cui il conflitto Russia-Ucraina finirà, i prezzi ritorneranno a livelli pre guerra e pre pandemia? - si interroga Credaro -. La situazione è critica e bisogna riuscire ad aumentare il potere di acquisto dei dipendenti, con decisi interventi di riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro, senza aggravare i costi per le aziende».

Più potere d’acquisto

A livello nazionale stanno proseguendo con le organizzazioni sindacali le trattative sul rinnovo del contratto nazionale del terziario, distribuzione e servizi scaduto nel 2019, mentre a livello confederale si sta cercando di trovare una soluzione che non aggravi i costi per le aziende come le azioni di “welfare defiscalizzato” che consentono ai datori di lavoro di aumentare il potere d’acquisto dei dipendenti senza ulteriori costi.

Non poteva mancare nelle riflessioni il tema della viabilità. L’Unione guarda con fiducia e ottimismo alla tangenziale di Tirano, e al progetto definitivo del cavalcavia della Sassella che rispetto all’ipotesi originaria, avrà un impatto visivo mitigato e auspica che, come avvenuto per la Sassella, ci sia la possibilità di condivisione anche del progetto del Trippi.

«L’auspicio è che i lavori partano velocemente e che abbiano un impatto ridotto sulla nostra viabilità durante la fase di esecuzione degli stessi».

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