Cronaca / Valchiavenna
Venerdì 02 Gennaio 2026
Valchiavenna, Antavr attacca: spesi milioni per il lupo, zero per noi
L’associazione contesta la gestione del lupo e i finanziamenti elargiti, accusando ambientalisti e politica di favorire i propri interessi a discapito di chi vive il territorio.
Chiavenna
«La politica continua a mancare». Duro affondo dell’Associazione nazionale per la tutela dell’ambiente e della vita rurali, da alcuni anni impegnata per ridurre i livelli di protezione del lupo. Il tema è ritornato caldo, sempre che non lo sia sempre stato, nelle ultime settimane in seguito all’investimento di un lupo in Valchiavenna e delle parole del presidente della Comunità montana della Valchiavenna Davide Trussoni, che aveva salutato l’incidente con soddisfazione, con codazzo polemico.
A lui arriva la solidarietà dell’Antavr per bocca del presidente nazionale Michele Corti e del referente valchiavennasco Mario Pighetti: «Wwf, Leidaa e Gros parlano di “difendere il suolo e proteggere la natura e dare un contributo costruttivo all’instaurarsi di una convivenza stabile ed equilibrata fra il lupo e l’uomo, entrambi indispensabili all’ambiente alpino”. Andiamo a raccontarlo agli allevatori che hanno avuto le predazioni, a quelli che hanno rinunciato ad allevare, abbandonando territori gestiti da generazioni ed ora a rischio degrado.
Il presidio del territorio lo fa la gente che ha attività per scelta di vita, non chi parla di “prevenzione e comunicazione e di una corretta divulgazione sul tema lupo”, stando seduti al bar o in qualche ufficio a spese dello Stato. Per gli animal-ambientalisti gli allevatori non si devono lamentare per le predazioni, quelle ufficiali sono solo la punta dell’iceberg, i cittadini non devono poter dire di essere preoccupati per la presenza dei lupi presso gli abitati. Poi occhio a fare battute, poiché vieni crocifisso, e subisci l’appropriata lezione degli ambientalisti, come è successo con Davide Trussoni, presidente della Comunità montana della Valchiavenna.
Per il lupo in 10 anni in Italia si sono spesi 53 milioni di euro per osservarlo, proteggerlo e raccontarlo. Di questi milioni, 20 sono stati spesi sulle Alpi e 33 sull’Appennino, in gran parte buttati, o meglio, spesi in progetti Life come Wolf Alpes e dall’istituto di ecologia, gestiti da personaggi intoccabili. Non si può parlare di politica ambientale lungimirante da parte di questi pro-lupo, perché non hanno gestito il lupo, non ne hanno governato l’impatto o lavorato a riequilibrare gli ecosistemi, ma hanno pensato alla gallina dalle uova d’oro, ai loro interessi, forti di una ideologia animalista militante, alimentata dagli introiti di studi, progetti e consulenze con una matrice ben precisa. In tutto questo la politica manca, anzi è complice, al di là delle belle promesse e dei tanti impegni assunti e disattesi. Che cosa hanno fatto a fronte di migliaia di firme contro il lupo in Valtellina e Valchiavenna?»
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