Sport / Valsassina
Giovedì 24 Settembre 2026
Addio a Giuseppe Mainetti, pioniere del trial
Il valsassinese, fra i primi a praticare questo sport in Lombardia, è scomparso all’età di 87 anni
Lettura 2 min.Ballabio
La Valsassina perde uno dei suoi personaggi più rappresentativi legati al mondo dei motori. È morto a Ballabio, all’età di 87 anni, Giuseppe Mainetti, tra i pionieri del trial in Lombardia e punto di riferimento per generazioni di appassionati di motociclismo.
Il suo nome è legato soprattutto agli albori di una disciplina che negli anni Sessanta era ancora poco conosciuta in Italia. Mainetti fu infatti tra i primi valsassinesi a possedere una moto da trial e tra i primissimi in Lombardia a cimentarsi nelle competizioni di questa specialità. Un’attività sportiva che contribuì a diffondere sul territorio quando il trial era ancora agli inizi della sua storia.
Di quella che molti ricordano come la storica squadra valsassinese facevano parte, oltre a Giuseppe Mainetti, anche Gian Vittorio Malugani, Vittorio Ciresa, Fulvio Teto Adamoli, Vittorio Artusi ed Erminio Casari, amico inseparabile e compagno di molte avventure sui percorsi di gara e sui sentieri di montagna.
Stabilire con precisione quante competizioni abbia disputato nel corso della sua carriera è difficile. Per anni, però, il suo nome comparve con regolarità nelle classifiche dei principali campionati e non di rado nelle posizioni di vertice. Dopo aver gareggiato con i colori del Moto Club Broncino di Albavilla, proseguì la sua attività sportiva nel Moto Club Lecco Valsassina.
Dietro al pilota c’era anche un appassionato collezionista. Mainetti fu infatti il primo in Valsassina a realizzare un museo motociclistico privato particolarmente ricco e originale. Una raccolta costruita in decenni di ricerche e arricchita da modelli rari e pezzi di grande valore storico. L’accesso alla collezione era riservato a pochi amici e visitatori di fiducia. Negli ultimi anni amava ancora dedicarsi alla cura delle sue moto, spolverandole personalmente e proteggendole con attenzione sotto i teli conservati nel museo.
Tra gli episodi che raccontava con maggiore piacere ce n’era uno risalente alla giovinezza. Durante una cena sociale ricordò di aver acquistato la sua prima Bultaco, celebre moto spagnola da trial, vendendo di nascosto una mucca appartenente al padre, commerciante di bestiame. Una decisione che, raccontava sorridendo, lo costrinse successivamente a rimborsare il genitore.
La passione per i motori accompagnò tutta la sua vita e non si limitò alle motociclette. Era infatti facile incontrarlo ai raduni automobilistici insieme alla moglie, spesso al volante della sua Ferrari rossa. Partecipò anche alle rievocazioni storiche del Circuito delle Mura di Bergamo, presentandosi con una prestigiosa Gilera 500. In una di queste occasioni era affiancato dal figlio Alberto, allora poco più che sedicenne, al quale aveva affidato una delle numerose moto da corsa della collezione di famiglia.
Accanto alle gare, rimangono nella memoria di molti le escursioni sui monti e nei rifugi della Valsassina, quando era ancora consentito raggiungere le quote più alte con le moto da trial. Un modo di vivere la montagna e il motociclismo che appartiene a un’altra epoca e che Mainetti ha contribuito a raccontare e custodire.
Negli ultimi anni l’età lo aveva portato a rallentare la sua attività, senza però allontanarlo completamente da una passione che aveva segnato la sua esistenza. Con la sua scomparsa se ne va uno dei protagonisti della storia sportiva e motoristica della Valsassina, testimone diretto di una stagione pionieristica che ha lasciato un segno nella memoria del territorio lecchese.
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