Short track, i tre valtellinesi d’oro

La nazionale italiana prima nella staffetta mista davanti a Canada e Belgio. Arianna Fontana, Elisa Confortola e Luca Spechenhauser entrano nella storia

Sondrio

Non è soltanto l’ennesimo capolavoro di Arianna Fontana, non è solo l’oro olimpico numero dodici di una campionessa che continua a riscrivere la storia dello sport italiano.

La vittoria dell’Italia nella staffetta mista di short track è anche - e forse soprattutto - una giornata storica per il movimento della Magnifica Terra, che ai Giochi di Milano Cortina porta sul ghiaccio una firma chiara, riconoscibile, vincente: quella di Bormio Ghiaccio.

Accanto alla leggenda valtellinese, infatti, nell’oro azzurro brillano anche Elisa Confortola e Luca Spechenhauser, due atleti cresciuti nello stesso vivaio, figli sportivi di una realtà che da anni lavora nell’ombra e che oggi raccoglie il massimo risultato possibile. Tre atleti legati allo stesso territorio, protagonisti - a vario titolo - della gara olimpica più prestigiosa: un risultato che va oltre il cronometro e racconta la forza di un progetto.

L’Italia arriva alla staffetta da squadra di riferimento. Già argento a Pechino 2022, gli azzurri si presentano con la consapevolezza di poter puntare in alto, anche grazie a una profondità di organico che pochi possono vantare.

In semifinale, con Olanda e Corea del Sud eliminate rocambolescamente, il percorso verso l’oro prende forma. Ed è qui che entra in scena Luca Spechenhauser, carabiniere bormino venticinquenne e residente in Valdisotto impiegato nel primo turno: il suo contributo è parte integrante di una costruzione corale, fatta di equilibrio, cambi perfetti e gestione lucida della gara.

In finale, la staffetta cambia volto ma non sostanza. Torna Elisa Confortola, la ventitreenne poliziotta, altra espressione pura di Bormio Ghiaccio, atleta che nel tempo ha saputo crescere silenziosamente fino a diventare una certezza a livello mondiale. È lei ad aprire la gara insieme ad Arianna Fontana, in una staffetta che prevede due frazioni a testa per le donne, prima da due giri e mezzo e poi da due, per un totale di 2.000 metri e 18 tornate da vivere senza respiro.

La tattica azzurra è chiara e chirurgica: lasciare alla Cina campionessa uscente l’onere di fare l’andatura, restare in scia, non scoprirsi. Fontana parte alla corda, sceglie la seconda posizione e legge la gara con l’esperienza di chi ha vissuto tutto. Confortola, Nadalini e Sighel replicano lo stesso copione: controllo, pazienza, zero sprechi. Dietro, Canada e Belgio si punzecchiano; davanti, il trenino scorre compatto.

A metà gara arriva il momento che cambia la storia. Arianna Fontana decide che può bastare: in uscita di curva affonda all’interno, supera la rivale cinese e fa il vuoto. È il sorpasso che spezza l’equilibrio e indirizza definitivamente la gara. Da lì in poi è una sinfonia azzurra Confortola, solida e precisa; poi Thomas Nadalini; infine Pietro Sighel, che nell’ultima frazione trasforma la pressione in spettacolo. Pattini rossi, sicurezza totale, e quel gesto iconico al traguardo, voltandosi verso il pubblico, che diventa l’immagine simbolo dell’oro.

Il tempo finale è 2’39”. Il Canada è argento, il Belgio bronzo, la Cina scivola giù dal podio. Ma per la Valtellina, e per Bormio in particolare, il dato che pesa di più è un altro: questa medaglia racconta la forza di un sistema, di una scuola che continua a produrre eccellenza.

Fontana rappresenta il vertice, Confortola e Spechenhauser la continuità, il presente e il futuro.

Le celebrazioni al Forum sono l’epilogo perfetto. Tricolori sulle spalle, abbracci, occhi lucidi,anche di Chiara Betti, che con Spechenhauser si è alternata nei quarti e nelle semifinali. È la festa di una squadra, ma anche di un territorio che ha saputo investire, credere, aspettare. «È sempre emozionante» dice super Arianna, ancora di più l’azzurra più medagliata di sempre. «Tante belle emozioni qua in casa, non c’è altro modo migliore per iniziare».

In un’Olimpiade che parla italiano, il ghiaccio valtellinese si prende un posto nella storia. E lo fa nel modo più bello: con l’oro al collo e una tradizione che continua a scivolare veloce sul ghiaccio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA