Arianna Fontana, l’orgoglio di mamma Maria Luisa: «Ora deve solo divertirsi»

La madre della campionessa di Berbenno racconta il legame speciale con Arianna e svela il significato del ciondolo portafortuna.

Berbenno

Ci si abitua mai a una nuova medaglia? «Ma assolutamente no, perché ogni vittoria è diversa, poi alle emozioni mica si comanda». Maria Luisa Vedovatti alle emozioni forti è abituata, anche alle vittorie, che quando sono dei figli raddoppiano in intensità e percezione. Figuriamoci quando i brividi sono olimpici e quando la figlia si chiama Arianna Fontana. È del tutto normale, allora, che lo stato d’animo di mamma Maria Luisa (stesso caschetto biondo e stessa energia della figlia) sia di quelli con gli occhi ancora lucidi per l’ultima impresa di Arianna, e che nelle sue parole si intreccino orgoglio, gratitudine e un legame madre-figlia che negli anni non si è mai spezzato, nemmeno quando il ghiaccio e le competizioni internazionali l’hanno portata lontano da casa. Questa volta, però, c’è qualcosa di speciale.

«Non deve dimostrare più niente a nessuno, deve solo divertirsi». E “Divertiti” è la scritta incisa sul ciondolo che Arianna sta portando al collo in questi giorni. «L’ho fatto incidere a Bormio, quando Arianna si stava allenando, in dieci minuti. Davanti ci ho fatto mettere i nomi di famiglia – papà, mamma, Alessandro, Martina, Anthony – dietro una sola parola, scolpita in stampatello e seguita da cinque punti esclamativi. Non siamo scaramantici, ma mi piace pensare che con quel gioiellino ci ha tutti vicino». Così come i suoi genitori le sono sempre accanto, anche giovedì, prima dell’ultima, medagliata, performance: «Sono entrata carica. Eravamo un bel gruppo: mio marito Renato, mio figlio e sua moglie, amici. Sono arrivati anche i familiari di Anthony dalla Georgia e dall’Alabama. Ci siamo seduti nei posti assegnati e abbiamo iniziato a fare il tifo sul serio: bandiere, cartonati, urla». Quando scattano i quarti dei 500 metri, però, «mi sono sentita rilassata. È la prima volta. Di solito ho i formicolii allo stomaco, le mani fredde. Invece è come se avessi capito che lei era esattamente dove doveva essere».

La giornata di giovedì per Maria Luisa era iniziata presto, prima con il suo gruppo di yoga di Elena Del Curto alla palestra Movida di Berbenno, la stessa che Arianna frequenta quando rientra in Valtellina e la stessa dove sta il suo fisioterapista Alekos Zugnoni. Poi la trasferta in auto verso Milano: papà Renato, gli amici Antonella Varisco e Mauro Dusi, e l’inseparabile Giuseppe Biella, presenza storica anche nelle gare all’estero. «Al palazzetto l’attesa è lunga e regolata da protocolli precisi. Non possiamo stare con lei. A volte, se riesce, ci manda un messaggio per vederci un attimo. Ma dipende dai controlli, dalle interviste, da tutto quello che c’è intorno a una gara». La distanza è diventata parte del mestiere anche per i familiari. «Bisogna lasciarli nel loro spazio. Sono concentrati in un modo che non si può interrompere». Come d’abitudine, Maria Luisa evita i toni enfatici, riservata com’è. «Le invidio la calma, lo è sempre stata e credo che l’abbia aiutata anche nello sport insieme alla determinazione».

Lo sport, del resto, è sempre stato di casa. «Io però ho iniziato tardi, a 18 anni mi sono comprata gli sci con la prima paghetta. Da bambina avevo provato anche il pattinaggio. Renato lanciava il peso, giocava a ping pong. Adesso ci alleniamo nel tifo». Tifo accompagnato da una certa ritualità: «Porto sempre con me un cappello di Torino 2006. È venuto a Vancouver, a Sochi, a Pyeongchang. È un po’ rovinato, ma è stato con me nella borsa anche stavolta». Poi la grande bandiera tricolore a Polaggia. «La mattina l’abbiamo ricucita. Se vinciamo, si espone sul terrazzo». E ancora: «Anche questa volta è stata proprio brava. Siamo felici per lei, perché sappiamo quanto hanno lavorato lei e Anthony. Mi manca, certo, quando è lontana, ma è giusto che si scelga la sua vita, come fatto anch’io, poi le videochiamate accorciano le distanze, e di soddisfazioni non smette mai di darcene. Adesso può tranquillamente fare tutte le altre gare e noi saremo sempre lì, vicini».

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