Calcio, Lecco beffato al 97’: con il Brescia finisce 2-2 tra rimpianti e proteste

I blucelesti giocano una gara accorta e meritano il successo, ma vengono raggiunti nel recupero dopo il gioiello di Casarotto. Polemiche per due episodi arbitrali decisivi e una panchina senza alternative nel gioco aereo

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Lecco

Il Lecco è vivo, anche se spreca una grandissima occasione di interrompere una tradizione negativa con il Brescia che dura dal 1967: il Lecco non ha mai vinto contro le rondinelle. Al 47’ era in vantaggio con un gol fantastico di Casarotto, e cinque minuti dopo ha subìto il pareggio. Evitabile. C’è poco da dire: la sfortuna questa volta è tutta bluceleste. Ma la questione dell’arbitraggio, va al di là questa volta della partita. Un rigore concesso al Brescia (e poi per fortuna sbagliato da Crespi), che non esisteva. Un rigore non concesso a Casarotto e poi nella stessa azione a Fasan, che grida vendetta al cospetto del diopallone. Detto questo è anche vero che il Lecco si sia fatto harakiri inserendo nel finale, quando si sapeva che sarebbero arrivati cross da tutte le parti, solo la “banda bassotti” Fasan, Casarotto e Anastasini. Non c’erano molte alternative se non tenere Murillo, oramai stanchissimo ma alto 1,94 come difensore aggiunto nel finale.

Però mister Valente ha spiegato: «Non stava bene alla coscia. Ha un problema. Non l’ho voluto rischiare tenendolo dentro per tutta la gara». Fatto sta che il Lecco ha meritato i tre punti ma non li ha raccolti. Più per decisione arbitrale che per demeriti suoi, anche se al 97’ si doveva, e si poteva, difendere meglio. Ma sfortuna ha voluto che nell’azione del pareggio di Spagnoli, Mallamo era fuori per una pallonata in testa che lo ha lasciato svenuto fuori dal terreno di gioco. Sfortuna nella sfortuna. Ma il Lecco per una volta ha saputo cambiare marcia. Ha saputo proporre una tattica “furba”, quella di concedere campo al Brescia, senza però concedere spazi. E così dare profondità a Murillo e Capello. Tattica perfettamente riuscita nel primo tempo, ma anche nella ripresa. Per una volta non è stato il Lecco a fare la partita, ma sono stati i blucelesti indubbiamente i più pericolosi nonostante la pressione biancazzurra e le tante “pallonate” messe in mezzo. In fondo il Lecco ha pareggiato solamente perché il Brescia ha avuto la forza di non mollare e di sfruttare le proprie qualità acrobatiche. Nulla più.

Ma l’impressione, netta, è che palla al piede il Lecco avesse meritato di concludere la partita con i tre punti in tasca. A fare la differenza, però, e su questo si può e si deve riflettere, la mancanza di cambi: non c’erano di sicuro “torri” in panchina. Solo Bordoni e Mihali superiori agli 1,80. E non è sicuramente una buona cosa per un allenatore non avere alternative. Il Lecco è una squadra che gioca sempre. A volte palleggiando, a volte cercando la profondità. Manca ancora la cattiveria finale, la concretezza di chi, andato in vantaggio al 47’ non vuole regalare niente. Ma se si prosegue su questa strada, la sconfitta di Cittadella è solo un episodio.

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