Lecco, parla l’ad Aliberti: «Nessuno smantellamento»

La società difende la linea sul mercato dopo le cessioni di Sipos, Zanellato e degli altri big: «Niente ricatti dei procuratori». I tifosi restano in attesa dei rinforzi.

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Lecco

Il trasferimento di Sipos alla Reggiana è oramai ufficiale, quelli di Battistini e Furlan già “digeriti”, e la cessione di Zanellato al Casarano si è sbloccata. Insomma, i pezzi migliori del Lecco di ieri sono andati. Mentre i tifosi blucelesti guardano con crescente preoccupazione a una squadra che si smonta pezzo dopo pezzo, dalla società arriva una rassicurazione che vale come un programma: «Ribadiamo la ferma volontà di costruire una squadra competitiva, però dobbiamo trovare il momento giusto sul mercato per trovare gli uomini giusti. E non cediamo ai ricatti dei procuratori che vogliono lucrare sulla ottima passata stagione».

A parlare è l’amministratore delegato bluceleste Michele Aliberti che in una sola frase riassume tutta la strategia societaria e spazza via il campo da illazioni su imminenti cessioni: “Gli interessati sono tanti, ma non da ora, eppure per adesso non c’è nulla di concreto”. Insomma, le tante cessioni non sarebbero il modo di far “piazza pulita” per apparecchiare la tavola a un nuovo acquirente. Con un distinguo, che il presidente Aniello Aliberti aveva già sottolineato. “Chi vuole andare, vada. Non lo tratteniamo”. Il che porta al ragionamento su chi ha lasciato il Lecco. È vero che la società bluceleste non ha proposto rinnovi sostanziosi. Ed è altrettanto vero che i giocatori migliori li hanno chiesti. Chi voleva un rialzo sostanzioso dettando le regole, non è stato accontentato. Questa, almeno, è la narrazione che si fa nella stanza dei bottoni bluceleste. Andare dietro ai procuratori non è certo la politica del Lecco.

Per il Lecco non starebbe avvenendo uno “smantellamento”, ma una ridefinizione dei contratti e degli ingaggi che la proprietà ritiene insostenibili. Ma c’è la volontà di sostituire i partenti con giocatori del tutto validi. E il Lecco chiede pazienza, per questo. La lettura più diffusa tra i tifosi — quella di una società allo sbando che svende i suoi pezzi migliori — sarebbe, dunque, parziale. La maggior parte delle partenze avrebbe origine dalla stagione appena conclusa, del tutto positiva: i giocatori che avevano firmato biennali a costo basso dopo un’annata deludente (la 2024/25) si sono rivalutati e le offerte arrivate da altre società (Reggio Emilia, in particolare che si è portata via mezzo Lecco) hanno alzato l’asticella degli ingaggi ben oltre quanto il Lecco intenda sostenere. Sipos è il caso paradigmatico. Arrivato due anni fa in sordina, ha fatto bene, ha segnato; alla scadenza del contratto, le richieste del procuratore per un rinnovo sono parse alla società sproporzionate rispetto al valore reale del giocatore. Idem dicasi per Zanellato che ha uno dei contratti più onerosi. Tradotto: contratti biennali a giocatori ritenuti validi e di prospettiva (non “anziani”) e a costi ragionevoli (Vettorel, Fasan), contratti annuali per chi arriva in prestito e nessun prolungamento a cifre ritenute sproporzionate.

Ma l’emorragia è finita? Il centrocampo è blindato. Metlika, Mallamo e Bonaiti non si muovono da Lecco. Metlika in particolare è considerato incedibile salvo offerte fuori scala. In attacco, Galeandro resta un punto interrogativo: la società è aperta a un suo eventuale addio, con sostituto già in mente, ma non direbbe certo no alla sua permanenza. Resta, legittimo, il nervosismo della piazza. A dieci giorni dalla partenza per il ritiro di Pergine Valsugana — base logistica a Montagnaga di Piné, dal 19 al 29 luglio — la squadra non è completa e i volti nuovi (Vettorel, Fasano, Bettorella) sono numericamente meno di quelli che se ne stanno andando. Il campionato di Serie C si avvicina, e la sensazione, per ora, è che la ricostruzione sia più indietro del previsto.

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