Lecco, goleada a Vercelli e un dubbio: qual è il vero volto dei blucelesti?

Il 5-0 dà morale e rilancia la squadra di Valente, ma dopo dieci giornate il nodo resta l’attacco: il Lecco non ha mai perso quando è riuscito a segnare e ha già lasciato per strada punti pesanti.

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Lecco

Dieci partite, tredici punti. E una partita da sogno giocata a Vercelli. Ma sarà vera gloria? Il 5 a 0 di Vercelli è sicuramente quello che serviva a una squadra alla ricerca di un’identità. È un booster importante, una vittoria che dà morale, coraggio e conferma che giocare si può. E per giocare si intende palleggiare, aspettare, manovrare e poi...colpire. Ma attenzione. Non sarebbe giusto dimenticare la prima frase pronunciata da mister Federico Valente nel post partita: “Loro avevano qualche problema”. In realtà ne avevano, e ne hanno, tanti. Non solo i tre assenti importanti (Comi, Iori, Furno, e altri quattro di secondo piano), ma soprattutto una proprietà, quella olandese, che non ha legato con l’ambiente, che ha venduto (come il Lecco) tantissimo e acquistato poco (di sicuro meno del Lecco). Soprattutto un Bonera lasciato solo anche nel post partita e che timidamente si è difeso: “Sì, il direttore avrebbe potuto essere qui accanto a me”.

Insomma, quando piove, spesso grandina anche. Ma i problemi della Pro Vercelli non oscurano, comunque, la prova del Lecco, la spiegano nelle dimensioni. Probabilmente con un Lecco così le bianche casacche avrebbero potuto solo contenere il divario, non ribaltarlo. Ma allora, viste le critiche post Alcione, bisogna intendersi: qual è il vero Lecco? Quello visto contro Giana, Brescia e Pro Vercelli? O a Ospitaletto contro il Desenzano? Oppure quello visto contro Arzignano, Pergolettese, Trento, Treviso, Alcione, anzi contro il Cittadella? Una cosa è certa: il Lecco è in credito di punti e di fortuna. A Trento e Treviso il pareggio sarebbe stato giusto. E contro la Pergolettese non ci sarebbe stato nulla da obiettare se i blucelesti avessero colto i tre punti. Senza parlare delle sviste arbitrali. Le altre gare sono andate come dovevano andare, ma se davvero il Lecco avesse, come meritato, 17-18 punti e non 13, avrebbe a portata di mano le prime cinque-sei posizioni della classifica. Ma c’è un qualcosa di importante da analizzare: finora nelle prime dieci gare sono stati 4 i clean sheets, le partite a porta inviolata, in cui non ha subìto reti: con Arzignano, Giana, Pergolettese e Pro Vercelli. E cinque le partite in cui invece il Lecco non ha segnato: con Arzignano, Treviso, Trento, Pergolettese e Cittadella.

Tre le gare in cui ha subìto gol ma ne ha segnato almeno uno (Brescia, Alcione, Desenzano). Attenzione: quando il Lecco ha segnato, non ha mai perso. Proprio così: se il Lecco segna, è difficile che soccomba. Così dicono le prime dieci gare di questo torneo. E non è paglia: il problema sta tutto lì, in attacco. Perché se non segna, il Lecco non sempre perde (Arzignano e Pergolettese insegnano), ma se segna, spesso vince (Desenzano, Giana, Pro Vercelli). Sembra lapalissiano ma non lo è: chi segna di più vince. Ma al Lecco, che ha un ottimo centrocampo e una discreta difesa, il “golletto” oggi come nella scorsa stagione, spesso basta. Poi ci sono le giornate di grazia, ma l’importante è continuare a segnare perché le squadre di Valente insegnano che su una sola rete di vantaggio si possono costruire i tre punti. È quando il Lecco ha le polveri bagnate che comincia a sudare freddo. Ecco perché ancor più che la goleada, di Vercelli il Lecco deve far tesoro delle occasioni create oltre che di quelle realizzate. Ha tirato 21 volte verso la porta avversaria, 13 delle quali nello specchio. Questa costruzione è l’unica che piace. Quella dal basso, ok.

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