«Mai vista una cosa simile». Mister Alberto Colombo racconta il derby Foggia-Monopoli

Il tecnico lecchese è sulla panchina della squadra di C minacciata dagli ultras con un invasione di campo senza precedenti

Non l’aveva mai vissuta una cosa così Alberto Colombo. Il tecnico 52enne di Cesana Brianza, oggi alla guida del Monopoli, se la porterà dietro a lungo. Altro che derby vinto. La partita con il Foggia (1-0) è finita in secondo piano, spazzata via da un’invasione di campo che ha gelato lo stadio a pochi istanti dal triplice fischio.

Un gruppetto di tifosi ospiti, esasperati, abbatte una cancellata, entra in campo, lancia fumogeni e punta dritto verso le panchine. Attimi di caos totale. Colombo li racconta senza filtri.

«Siamo rimasti tutti scossi, personalmente devo dire che non mi sono nemmeno goduto la vittoria. Dispiace perché poche persone, mettono fango sulla tifoseria foggiana che è composta nella stragrande maggioranza di ragazzi per bene, come al solito finirà per pagare l’intera società, per colpa di tifosi che definire delinquenti, ritengo sia maggiormente appropriato».

La scena è da brividi.

«Vicino alla mia panchina sono arrivati due energumeni, tutti i giocatori scappavano sotto il tunnel degli spogliatoi- ma io credendo che avrebbero rivolto la loro rabbia verso i calciatori ospiti del Foggia, inizialmente ero rimasto sul posto, ma quando uno di loro ha sferrato un pugno a uno steward mi sono reso conto, che ognuno di noi avrebbe potuto essere attaccato, fortunatamente non è accaduto nulla di serio, ma la paura è stata tanta. In vita mia non mi era mai capitato di assistere direttamente a tali episodi di violenza, davvero una brutta scena per il calcio italiano».

Perché succede solo nel calcio? Colombo una risposta se l’è data.

«Manca la cultura dello sport, nelle altre discipline esiste, invece purtroppo nel calcio ognuno crede di poter sbollire la rabbia dovuta anche a fattori esterni, in uno stadio. Vi cito un episodio; la mattina dopo la partita girando per Monopoli, ho incontrato un nonno con il nipotino e mi ha confessato -pur essendo nei distinti che il bimbo quando ha visto quella brutta scena si è spaventato, implorando il nonno di scappare, ecco questo io non lo definisco calcio».

Ora però c’è il campo. Domenica si va a Potenza. Ultima di campionato. Obiettivo chiaro.

«Nell’ultima di campionato, dobbiamo mantenere il settimo posto i classifica, riuscendoci potremo giocare in casa il primo turno dei playoff in una gara secca ritengo, sia un bel vantaggio».

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