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Martedì 03 Febbraio 2026
Calciomercato Lecco, il bilancio del DS Minadeo: «Gruppo fortissimo»
Minadeo esprime soddisfazione per gli acquisti e sottolinea l’importanza del gruppo. L’unico rimpianto è per Grassini, a cui non si può dare spazio.
Lecco
Un mercato da sufficienza piena. Con lo “squillo” Sean Parker. Forse un “sette” in pagella. E qualche uscita del tutto attesa. Tutto sommato più di quel che ci si aspettava viste le stime molto prudenti di proprietà e dirigenza, rispetto a questo mercato invernale. Ieri la conferenza stampa di Antonio Minadeo da Campobasso, il direttore sportivo bluceleste che non ama mostrarsi, ma che sa anche di non potersi nascondere, visto il secondo posto in classifica.
Allora, Minadeo, soddisfatto? Comprato tanto e bene? Di sicuro, però, tra Vicenza e Brescia, Lecco fa sempre la figura della formichina... Urso ultimo colpo...
«Avevamo bisogno di un’ultima chiamata sul mercato e abbiamo deciso per quel ruolo. Il ragazzo ha aspettato fino all’ultimo la nostra disponibilità ed è voluto venire a Lecco. Nel girone di ritorno, grazie anche a delle uscite amicali perché Frigerio e Galeandro hanno avuto con noi un grande dialogo, cordiale, quasi affettuoso, abbiamo concluso un mercato molto tranquillo. Sono contento che stiate apprezzando i ragazzi nuovi che spero si amalgamino bene con gli altri ragazzi dal punto di vista prima di tutto valoriale. Danno tutti tutto per il gruppo, al di là dell’egoismo calcistico di ognuno».
È rimasto Davide Grassini che era in uscita. E anche l’attaccante Alaoui. Cosa ne sarà di loro?
«È l’unico mio cruccio. Non sono soddisfatto per questa mancata uscita, ma non per il risparmio o per questioni economiche, ma perché non possiamo dare la possibilità al ragazzo di giocare. Ci dispiace veramente. Per Alaoui vediamo: il mercato straniero sulla Svizzera chiude il 16»...
Torniamo all’ultimo arrivato, Urso: non gioca dal 2023/24. È un’incognita.
«Bisogna capire perché non ha giocato. Era fuori lista e per questo non ha giocato. Abbiamo Anastasini, Kritta e ora anche Urso sull’esterna sinistra. Non è un ruolo primario, ma nel suo poco giocare, si può integrare con i “titolarissimi”. I pochi minuti che ha fatto in stagione dipendono dalle scelte di altre società. Lui voleva fortemente questa piazza e questo per me già vuol dire tanto».
Quattro prestiti e un contratto su Sean Parker che dura fino al 2028...
«Parker è un pilastro anche per il futuro. Un acquisto mirato e fatto in maniera programmatica per il prosieguo».
Il lavoro del diesse è molto concentrato tra estate e inverno... Ma c’è anche un lavoro sottotraccia che non si vede, ma c’è. Si sta vedendo...
«Il gruppo funziona. Il ruolo per come lo interpreto io, che non sono Marotta, con tanta umiltà, è la gestione quotidiana del gruppo di lavoro: la comunicazione, la segreteria, i magazzinieri, tutti danno il loro apporto quotidiano. Nell’arco della stagione il mio compito è coordinare in maniera armonica le varie anime della società. Non prevale nessuno da noi: la nostra è un’unione d’intenti. Tutti bravi professionisti, ma soprattutto brave persone che mettono da parte l’Io per il Noi».
Parliamo del torneo. Fin quando i “titolarissimi” giocavano sempre, inserire gli altri “titolari” era stato semplice. Ora che i secondi devono sopperire ai primi, qualche problema c’è. È così?
«Per me la rosa è fortissima, ma non parlo a livello solo tecnico, ma di gruppo. Non ho visto punti deboli. Dobbiamo migliorare in tante cose, ma il nostro aspetto umano è particolare e preponderante: può dare il via a tante soddisfazioni».
I “rumor” di mercato parlavano di Tanco, Sipos, Kritta e Zanellato richiesti a cifre folli. Ma davvero?
«È vero che ci sono state avances da altri club, ma sia da parte dei ragazzi che della società non ho mai avuto input di andare avanti nelle trattative. Per questo sottolineo i meriti di tutto quanto ho visto quotidianamente: Lecco è ben vista dai giocatori, da quelli che vogliono venire e non ho faticato a portarli qui neanche dalla B, e da quelli che già avevamo, che non se ne vogliono andare. Per esempio Dalmasso: è il nostro secondo portiere, gioca poco e bene, ma ho visto le foto di quando abbiamo segnato il gol del pari a Trento: il nostro Dalmasso ha esultato come fosse un gol suo. Ecco perché sono contento del gruppo. E anche questa volta la proprietà a una mia richiesta di fare, non si è tirata indietro».
In tanti pensavano all’aggiunta di un difensore come Mattia Alborghetti, poi andato alla Virtus Entella. E Ferrini dov’è finito?
«Rientra nel discorso del privarsi di un giocatore, Ferrini: sia che abbia giocato meno che abbia giocato tanto, il gruppo ho voluto tenerlo com’è nato, aggiungendo solo qualcosa a livello tecnico. Non ho mai considerato di vendere Ferrini. Gli chiediamo di stringere i denti e trovare di nuovo il suo spazio. Ferrini ha rifiutato un anno e mezzo di contratto per rimanere a Lecco, e non è una bugia. Alborghetti è andato in serie B per cui avevamo visto giusto, evidentemente, ma questa trattativa non è mai stata insistita. Una bellissima idea che non si è concretizzata».
Chi sarà riscattato dei tanti prestiti? Rizzo?
«Rizzo sarebbe stato un sogno. Ha una valutazione tanto elevata che è impossibile acquistarlo. Non ha parametri economici da serie C, ma da serie B».
E Alessandro Mallamo, fratello del nostro Andra? Era in uscita dal Sudtirol ed è andato a Brescia...
«Il fratello di Andrea non l’abbiamo mai ricercato. Stiamo cercando di equilibrare i parametri economici interni perché è anche su quello che si basa il nostro spogliatoio».
La rosa. È già pronta in vista della prossima stagione, qualsiasi essa sia?
«Abbiamo tanti calciatori con un altro anno di contratto e anche Valente ce l’ha. La base è solida, ma ora abbiamo altri pensieri per cui non abbiamo pensato a rinnovi lunghi. Vogliamo restare così e poi valutare tutto. Abbiamo davanti delle belle avventure»...
Parliamo di campionato: siamo in crisi? O ne siamo fuori? E i tanti infortuni muscolari?
«Tante gioie, poche crisi. A livello di infortuni si spinge tanto in allenamento. Non ci sono momenti per rifiatare con il mister e anche un po’ di mala sorte ha influito. Non c’è base scientifica per parlarne, ma penso sia dovuto anche ai campi sui quali ci andiamo ad allenare, anche se non voglio aprire il capitolo delle strutture per non sembrare che vogliamo sviare su altro l’attenzione. Non ci risparmiamo, diciamo così...»
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