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Giovedì 30 Aprile 2026
Carlos Bernardes, arbitro leggenda a Sondrio: «La vera sfida è gestire i giocatori»
Il giudice di gara ha condiviso aneddoti e difficoltà del suo ruolo allo spazio Generali. La vera sfida non è giudicare la palla, ma capire e gestire i giocatori
Sondrio
Una carriera lunga oltre quarant’anni ai massimi livelli del tennis mondiale, raccontata dal vivo in un incontro che ha saputo unire passione, interesse ed emozione. Protagonista allo Spazio Generali di Sondrio è stato Carlos Bernardes, tra gli arbitri più stimati e riconosciuti del circuito internazionale. Davanti a un pubblico attento e partecipe, l’ex giudice di sedia brasiliano ha aperto le porte del “dietro le quinte” del grande tennis, offrendo uno sguardo su un ruolo spesso poco visibile ma fondamentale. I numeri della sua carriera parlano da soli: oltre 8.000 incontri diretti, 25 numeri uno del mondo arbitrati e presenze nei più importanti tornei internazionali, dalle finali del Grande Slam alle Olimpiadi, passando per Atp Finals e Coppa Davis.
A introdurre l’incontro è stato Sergio Schena, agente generale di Schena Generali, mentre l’evento è stato organizzato grazie a Massimo Marconi, agente assicurativo ed ex arbitro internazionale, che ha dialogato con Bernardes nel corso della serata. Presenti inoltre l’assessore allo Sport del Comune di Sondrio, Michele Diasio e il presidente del Còni provinciale Ettore Castoldi. Nel suo racconto, Bernardes è partito dagli inizi in Brasile, nello Stato di San Paolo, quando da bambino scavalcava i cancelli di un circolo pur di giocare a tennis. Un percorso costruito passo dopo passo, tra gli studi in ingegneria e le prime esperienze come giudice di linea, fino ad arrivare alla sedia dell’arbitro nei più grandi palcoscenici del mondo. Tra aneddoti e curiosità legati ai grandi campioni incontrati (ha vissuto tre generazioni del tennis mondiale, dalla generazione Sampras/Agassi, ai “Big Three” (Federer, Nadal, Djokovic) fino ad arrivare all’era attuale Alcaraz-Sinner), Bernardes ha sottolineato quale sia la vera difficoltà del suo lavoro.
Non tanto giudicare se una palla sia dentro o fuori, compito oggi facilitato dalla tecnologia, quanto gestire la partita: «È la parte più difficile – ha spiegato – perché bisogna sapersi adattare ai giocatori, comprenderli e mantenere sempre l’equilibrio, anche nei momenti più delicati». Una professione che richiede non solo competenze tecniche, ma anche capacità relazionali e controllo emotivo, tanto che lo stesso Bernardes ha scherzato definendo l’arbitro, in alcuni momenti, quasi uno psicologo in campo: «Gli arbitri devono essere psicologi, psichiatri addirittura. La gente spesso dimentica che i giocatori sono ragazzi sottoposti a pressioni enormi che spesso non reggono. Il tennis ha perso tanti buoni giocatori che non sono riusciti a gestire le critiche». L’incontro si è concluso con un momento particolarmente intenso, in cui è emerso anche il lato più personale dell’uomo oltre che del professionista. Bernardes ha indicato nella felicità il suo successo più grande: la capacità di sentirsi soddisfatto del percorso vissuto, tra successi e difficoltà. Una serata che ha portato a Sondrio il racconto autentico di uno dei protagonisti “dietro le quinte” del tennis mondiale, offrendo al pubblico un punto di vista originale e affascinante su uno sport sempre più al centro dell’attenzione in Italia.
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