Scialpinismo, Albosaggia c’è. Poche parole e tanto lavoro

Un sogno che continua per la Polisportiva. L’orgoglio di essere al centro dell’esordio olimpico

Albosaggia

Non solo una pagina di cronaca sportiva, ma un capitolo di storia dello sci alpinismo. Una storia di montagna, di persone e di visione. E soprattutto un sogno che continua quello della Polisportiva Albosaggia, che ha creduto nello sci alpinismo quando ancora non c’erano riflettori, sponsor e certezze olimpiche.

L’ingresso della disciplina nel programma a cinque cerchi per il sodalizio presieduto da Alessandro Piani non rappresenta soltanto un traguardo sportivo: è la realizzazione di un sogno coltivato per anni, passo dopo passo, salita dopo salita, nel silenzio delle valli.

Portarlo alle Olimpiadi sembrava un orizzonte lontano. Eppure ad Albosaggia ci hanno creduto da subito, quando in pochi immaginavano un futuro così grande. Hanno continuato a lavorare, a investire sui giovani, a costruire competenze. Senza clamore, da veri “busacc”, trasformando un sogno in progettualità concreta. Sul campo, con la Polisportiva coinvolta nella preparazione del percorso olimpico di sci alpinismo a Bormio. Non una collaborazione di facciata, ma un incarico operativo di primo piano.

Sono entrate in campo figure chiave: Massimo Murada con il ruolo di direttore di percorso, «forte di un’esperienza vastissima maturata dalle gare locali alle Coppe del mondo» spiegano in una nota dal sodalizio. Maurizio Folini, guida alpina, direttore di gara e riferimento tecnico. E con loro un gruppo operativo di tredici persone, «tutte altamente competenti, molte con un passato agonistico di alto livello».

Tra questi anche nomi che hanno scritto la storia della disciplina, «come Ivan Murada e Graziano Boscacci, tra i primi campioni del mondo di sci alpinismo». Dal 12 gennaio scorso il team ha lavorato quotidianamente a Bormio. Settimane intense, spesso lontane dai riflettori. «Con i gattisti del Bormio Ski si sono tracciate salite e discese. Si è realizzata la spettacolare scala finale: quaranta gradini ripidissimi da affrontare con gli sci nello zaino, un passaggio destinato a diventare iconico, ma che richiede stabilità, allineamento, messa in sicurezza».

Non solo. Nella neve gelata sono state scavate canaline per posare chilometri di corrugati destinati ai cavi delle circa sessanta telecamere lungo il percorso. Un lavoro fatto con mezzi meccanici, «ma anche a mano, con piccone e badile, come in un cantiere d’alta quota». Un intreccio tra competenze tecniche, conoscenza della montagna e capacità organizzativa mai visto prima in questa disciplina. Per mesi la Polisportiva ha scelto il profilo basso, «non per scaramanzia, ma per rispetto verso le migliaia di persone coinvolte e verso un evento di portata storica». Ora è arrivato il momento di dirlo: «Albosaggia c’è. Ed è al centro della prima Olimpiade dello sci alpinismo, con i propri uomini nell’organizzazione e i propri atleti in Nazionale».

Se il debutto olimpico conquisterà il pubblico, se il format funzionerà, una parte del merito passerà anche da qui: «E chi scoprirà questo sport grazie ai Giochi potrà domani praticarlo in montagna in sicurezza e consapevolezza. È questo l’obiettivo che noi della Polisportiva perseguiamo da sempre. Ed è questa, forse, la vittoria più grande».

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