Cronaca / Tirano e Alta valle
Venerdì 14 Agosto 2026
Valdidentro dà l’addio a Elio Franceschina: «Sarai per sempre la nostra Montagna»
Chiesa gremita a Semogo per l’ultimo saluto a Elio Franceschina, 58 anni, vicepresidente del Cai Valdidentro, morto sulle cime di Plator durante un’escursione con i familiari
Lettura 2 min.Bormio
Uno zio Elio che “vive nei suoi insegnamenti”, un amico al quale i tanti soci della sottosezione del CAI Valdidentro hanno augurato “Buona montagna”, un papà amorevole ed attento, un marito presente e premuroso, una persona che c’era per tutti e che metteva gli altri al primo posto, aiutandoli ed aspettandoli nelle salite, facendo sentire meno la fatica raccontando i suoi aneddoti e anticipando tutti in discesa per scegliere la via migliore.
Quella via che Elio Franceschina, 58 anni di Valdidentro, vicepresidente della locale sottosezione Cai, aveva percorso con alcuni familiari martedì per non lasciare nulla al caso – prudente e meticoloso com’era – in vista dell’escursione del CAI alle cime di Plator in programma per il prossimo 23 agosto, escursione che proprio in lui aveva il suo riferimento. Ma, purtroppo, su quelle cime ha trovato la morte, davanti ai familiari che oggi, in una chiesa di Sant’Abbondio di Semogo gremita in ogni ordine di posto, come pure l’antistante sagrato, ne hanno ricordato il sorriso, che a più riprese aveva accompagnato quella mattinata culminata in tragedia ed il silenzio.
Proprio come quello che si percepisce in cima alle montagne, un silenzio che, però, è denso di rumori ovvero di sentimenti ed emozioni perché, per il vero amante della natura e della montagna, il camminare non eleva solo il corpo ma anche lo spirito. E’ per questo che “Tu sei e sarai per sempre – come hanno scritto i familiari nell’immaginetta di ricordo di Franceschina – la nostra Montagna”, quella sui cui pendii camminare, quella nella quale parenti ed amici appoggeranno i loro scarponi per un’ascesa sicuri che, da lassù, il sorriso e la mano di Elio saranno sempre tesi e protesi verso di loro. La moglie Elena, i figli Paola e Jacopo e tutti i parenti “immensamente grati” hanno affidato Elio alle sue amate montagne.
Tanti i “GRAZIE” di chi ha percorso con lui un tratto di vita terrena, ringraziamenti ripetuti più volte nel corso di una celebrazione che ha rappresentato anche un atto di fede importante, un momento di affidamento e di fiducia nei confronti del Signore certi che “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio” come recita la lettura del libro della Sapienza scelta dai familiari per il rito funebre.
In ogni vita ci sono prove, in alcuni casi tremende ed inconsolabili ma impossibile trovare le risposte di fronte a tante domande che è meglio “lasciar andare via”, come ha evidenziato nell’omelia il parroco di Valdidentro don Mauro Donatini: «Il dolore non passa – ha evidenziato ricordando le tante prove che hanno toccato anche la comunità di Valdidentro nell’ultimo periodo – ma occorre trasformarlo in una roccia, dura, sulla quale costruire il futuro» e facendo sì che la «ferita diventi una feritoria, lasci cioè trasparire la luce».
Quello tracciato nei tanti ricordi che oggi hanno pervaso la mente ed il cuore delle centinaia di persone presenti è stato il ritratto di un uomo generoso, sorridente, punto di riferimento importante per la sua grande famiglia e per i tanti amanti della montagna, un uomo avvezzo ai lavori manuali e che aveva trovato nell’arte un altro modo per presentarsi agli altri, con quegli intagli precisi, fantasiosi e vivi, quanto a sentimenti, che regalava ad amici e parenti e che trasmettevano il suo amore per la natura e per l’altro.
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