Cronaca / Tirano e Alta valle
Venerdì 03 Aprile 2026
Olimpiadi 2026, Omar Galli: Bormio ha mostrato capacità organizzative
Lo sport manager di Milano Cortina 2026 per Bormio ripercorre i successi, le difficoltà e le prospettive future dopo i Giochi olimpici. Fondamentali gli investimenti sulla Stelvio.
Bormio
A poche settimane dalla fine dei Giochi, il bilancio non è solo fatto di medaglie e classifiche. C’è un lavoro silenzioso, enorme, che ha trasformato Bormio e l’intera Valtellina in un palcoscenico olimpico capace di reggere la pressione mondiale. Dietro le quinte, tra neve, tempistiche serrate e centinaia di persone da coordinare, c’è anche Omar Galli, sport manager di Milano Cortina 2026 per la venue di Bormio, uno che nel settore non ha bisogno di presentazioni. Con lui, a «Una Valle Olimpica» su Unica Tv – canale 75, ripercorriamo successi, difficoltà e prospettive future.
Partiamo dal bilancio. A qualche settimana dalla fine delle Olimpiadi che giudizio dai a questa esperienza?
«Assolutamente positivo. Credo sia sotto gli occhi di tutti quello che la Valtellina è riuscita a fare. La gara era a Bormio, certo, ma in realtà è stata la gara di tutta la valle. Dietro le quinte hanno lavorato persone arrivate da tutto il territorio. Siamo riusciti a mostrare le nostre capacità organizzative e a mettere gli atleti nelle condizioni migliori per esprimersi».
Ti aspettavi un risultato così positivo?
«L’auspicio c’era, ma essere certi è un’altra cosa. Fino a pochi giorni prima eravamo ancora in corsa contro il tempo, come spesso accade. Poi però questa pressione si trasforma in energia. Nessuno avrebbe scommesso su un risultato così fluido, ma alla fine è andata davvero bene».
Dietro sette giorni di gare c’è un lavoro molto più lungo. Quanto è durato e quante persone ha coinvolto?
«Il percorso è iniziato nella primavera 2024. Da lì è stato un crescendo continuo. A inizio gennaio 2026 eravamo già oltre 100 persone al lavoro sulla pista, poi diventate più di 300 durante i Giochi. In due anni abbiamo costruito una macchina complessa, anche oltre le aspettative, nonostante l’esperienza della Coppa del Mondo».
La pista Stelvio era già iconica. Le Olimpiadi l’hanno fatta salire di livello?
«Sì, soprattutto grazie agli investimenti. L’impianto di innevamento è stato rivoluzionato: siamo passati da una ventina di cannoni a circa 70 in contemporanea. Questa è una legacy concreta che resterà sul territorio e permetterà di lavorare in tempi molto più rapidi».
E poi c’è stato anche il passaggio dallo sci alpino allo sci alpinismo, in poche ore.
«Un lavoro enorme. Dopo cinque gare di sci alpino abbiamo trasformato la pista in 24 ore, spostando neve, ridefinendo tracciati e aree pubblico. Avere più mezzi e squadre ha aiutato, ma è stata comunque una sfida importante».
Il momento più delicato?
«Sicuramente metà dicembre, quando l’impianto di innevamento era in ritardo e il freddo iniziava a mancare. Dovevamo produrre 300mila metri cubi di neve: lì qualche dubbio è venuto. Poi tutto si è sistemato».
E la soddisfazione più grande?
«Aver trovato equilibrio tra tutte le componenti. In un team così grande è normale avere tensioni, ma siamo riusciti a lavorare in modo positivo e a portare a casa un risultato che resterà nella memoria di tutti».
Ora si guarda avanti, alla Coppa del Mondo.
«Sì, ed è una novità lavorarci con così tanto anticipo. È una delle eredità più importanti: programmazione e continuità, per sfruttare al meglio quanto costruito».
Infine, queste Olimpiadi cosa hanno lasciato a te?
«Una crescita enorme, come per tutte le persone coinvolte. Ma anche una responsabilità: trasformare questa esperienza in valore per il territorio, senza ripartire ogni volta da zero».
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