Olimpiadi, Schena: «Orgoglio e visione, Valtellina promossa»

Sergio Schena (Fondazione Milano Cortina 2026): «Dopo sei anni di lavoro, finalmente vediamo i risultati. La Valtellina ha saputo valorizzare il suo territorio».

Bormio

Un respiro lungo sei anni e liberato in dodici ore. Tra l’abbraccio di San Siro e il rombo della Stelvio, la Valtellina olimpica scopre di aver superato il primo, vero esame. Alla Bormio Media Lounge, per Unica Tv, ne abbiamo parlato con Sergio Schena, componente del Cda della Fondazione Milano Cortina 2026.

Primo bilancio di questi giorni olimpici?

«Abbiamo tirato un grande sospiro di sollievo. Lavoriamo da sei anni senza poter provare davvero nulla. Ti chiedi sempre: funzioneranno i trasporti? Piacerà l’inaugurazione? Poi, tra la cerimonia e la discesa libera, in poco più di dodici ore, abbiamo capito che la macchina reggeva. L’inaugurazione ha avuto un successo enorme, in Italia e all’estero. Gli atleti, che sono la vera immagine dei Giochi, stanno pubblicando solo commenti entusiasti: dall’ospitalità al cibo, fino all’accoglienza al Teatro alla Scala. Dopo le polemiche viste alle Olimpiadi di Parigi 2024, qui il clima è completamente diverso».

E sul fronte trasporti, tema delicatissimo?

«C’era apprensione, soprattutto per Bormio. Muovere quasi ottomila persone su un campo gara come la Stelvio non è semplice. Invece tutto ha funzionato: treni, navette, viabilità. Sono stati chiusi i cantieri, potenziati i controlli, attivati piani straordinari. Oggi si arriva a Bormio o Livigno con una facilità sorprendente. E la sera i centri sono vivi, pieni di divise di ogni Paese».

La cerimonia è stata definita la più partecipata di sempre per un’Olimpiade invernale.

«Oltre 60mila persone allo stadio San Siro, circa 70mila considerando anche Livigno, Cortina e Predazzo. Il precedente record era intorno ai 35mila. Abbiamo raddoppiato. Il Meazza pieno, sold out ovunque. I feedback parlano di eleganza e stile italiani. È un biglietto da visita straordinario per il Paese».

Dopo sei anni di lavoro, che sensazione si prova ora che i Giochi sono iniziati?

«Finché non li vedi, non ci credi. Quando parte l’inaugurazione, quando scende il primo atleta, capisci che tutto ciò che hai progettato sta in piedi. Anche gli esperti che hanno fatto quattro o sei Olimpiadi ci avevano avvertito di certe criticità: puntualmente si sono verificate, ma eravamo pronti. E la richiesta di biglietti è cresciuta fino agli ultimi giorni, con il tutto esaurito a ridosso delle gare».

Le medaglie stanno arrivando, ma qual è la vera soddisfazione?

«Per noi la medaglia è vedere gli atleti contenti e le delegazioni che ringraziano. Anche il Comitato olimpico internazionale si è complimentato per l’efficienza e l’assenza di ritardi. Ma la gioia più grande è vedere le tribune piene e la gente festeggiare per le vie di Bormio e Livigno, con bandiere da tutto il mondo. È un turismo nuovo, internazionale, che apre relazioni e mercati».

C’è anche un orgoglio tutto valtellinese.

«Assolutamente. I ragazzi della Fondazione Bormio, i manager sportivi, i volontari: tanti sono valtellinesi, senza esperienza olimpica alle spalle. Li vedi con la radio in mano dalle 7 del mattino, o alle 4 di notte a spalare neve. Questa è un’eredità concreta: competenze che restano sul territorio. Lo stesso vale per Livigno, con il coinvolgimento di associazioni e sci club».

E la Valtellina si è fatta conoscere anche attraverso i suoi prodotti.

«Nelle lounge di San Siro vengono serviti pizzoccheri e vini valtellinesi. Nell’area media a Milano, con oltre 10mila giornalisti, ci sono bresaola e specialità locali. È stata una scelta precisa: portare la nostra identità ovunque, anche nei contesti più esclusivi».

Sulla Stelvio arriva anche lo sci alpinismo, per la prima volta olimpico.

«È stata una battaglia portarlo qui. È la prima volta nella storia dei Giochi e i biglietti sono già esauriti. Questo entusiasmo è fondamentale: a volte una disciplina entra nel programma e poi esce se non coinvolge il pubblico. Qui invece c’è una risposta straordinaria. Sarà una celebrazione della nostra tradizione e dei nostri atleti».

Il primo bilancio, dunque, parla di efficienza, orgoglio e visione internazionale. Ma soprattutto di un territorio che, sotto i riflettori del mondo, sta dimostrando di saper giocare la sua partita più importante.

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