Cronaca / Tirano e Alta valle
Venerdì 20 Febbraio 2026
Skicross olimpico di Livigno: Jole Galli ottava tra applausi e rimpianti
Sulle nevi di casa, la valtellinese ha vissuto una giornata intensa, tra il sostegno del pubblico e una semifinale durissima. “Ho dato tutto, il tifo mi ha spinto oltre la fatica”
Livigno
L’ottavo posto di Jole Galli nello skicross olimpico di Livigno lascia un sapore duplice, sospeso tra l’orgoglio e quel pizzico di rammarico che inevitabilmente accompagna le grandi occasioni. Sulle nevi di casa, a poche centinaia di metri da quelle strade dove è cresciuta sci ai piedi e spirito libero, la valtellinese ha vissuto una giornata intensa, carica di aspettative e di emozioni difficili da gestire anche per un’atleta abituata alla pressione.
Il decimo tempo in qualificazione aveva già raccontato di una gara complicata, ma è soprattutto in semifinale che il destino di Galli si è intrecciato con quello delle più forti. Inserita in una heat durissima contro campionesse del calibro di Fanny Smith e Sandra Naeslund, l’azzurra ha lottato con coraggio senza però riuscire a trovare quello spunto necessario per accedere alla finalissima. Il terzo posto l’ha relegata alla small final, dove una caduta – fortunatamente senza conseguenze – ha chiuso definitivamente i giochi, fissando il risultato sull’ottava posizione.
Davanti, nella big final, è stata Daniela Maier a conquistare un meritatissimo oro olimpico, al termine di una prova di grande lucidità e solidità. La tedesca ha avuto la meglio proprio su Fanny Smith, ancora una volta sul podio ma senza riuscire a centrare il successo a cinque cerchi, mentre il bronzo è andato alla campionessa uscente Sandra Naeslund, protagonista di una stagione dominante ma costretta ad accontentarsi del terzo gradino.
Eppure, ridurre tutto a un piazzamento sarebbe ingiusto. Perché quella di Galli è stata una gara vissuta con il cuore prima ancora che con le gambe. La spinta di un intero paese, il calore di Livigno, il tifo incessante di un fans club colorato e festoso hanno rappresentato una carica straordinaria, ma forse anche una componente emotiva difficile da contenere. In pista, quella tensione si è tradotta in una sciata meno fluida del solito, con quelle «gambe dure» che a questi livelli non perdonano. «Sono stanca morta – commentava la carabiniera Ambassador del Livigno Team al traguardo –. In semifinale ho accusato un po’ di fatica, non pensavo. Sono arrivata nella small final pensando di andare a schiacciarmi da qualche parte... e infatti è successo. Sono però contenta di essere rimasta lucida nonostante la fatica e nonostante tutto questo casino». Jole sempre riconoscente verso la sua gente. «Tra il pubblico c’è tutto il paese. In partenza lo sentivo. Vedevo la telecamera passare e sentivo il boato. Mi ha dato una grande carica. In semifinale, quando ho visto che si toccavano in curva 2, ho pensato ’si può fare’. Sono riuscita a stare in scia, ero più veloce di Fanny Smith. È stata brava a tenermi dietro e io ho accusato un po’ di fatica nell’ultima curva. Poi loro sono andate via». Jole, però, è anche questo: un carattere autentico, diretto, a tratti spigoloso come ama definirsi lei stessa. Una ragazza cresciuta tra mille sport, tra risate e cadute, con quella voglia di libertà che l’ha portata prima nello sci alpino e poi, quasi per scommessa, nello skicross. Una scelta che l’ha resa pioniera azzurra della disciplina, capace di conquistare vittorie e medaglie mondiali, ma soprattutto di costruirsi una carriera fatta di resilienza, dopo infortuni e momenti difficili. A Livigno non è arrivata la medaglia che tutti sognavano, forse per prima lei. Ma resta una prova che racconta tanto della sua dimensione umana oltre che sportiva. E mentre il pubblico continua a sventolare bandiere e a cantare il suo nome, è facile immaginare che la festa andrà avanti comunque. Perché Jole Galli, con o senza podio, resta la campionessa di casa. E soprattutto una di quelle atlete capaci, da sempre, di regalare emozioni vere.
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