Teglio, inaugurata la Casa dei Cabrés: punto di ritrovo per tutti

La nuova struttura ospita la sede degli alpini, un punto libri, spazi per la comunità, un bar e un parco giochi. Un progetto fortemente voluto dall’amministrazione.

San Giacomo di Teglio

Si parla spesso dell’importanza dell’incontro fra nuove generazioni e i “saggi” della comunità. A San Giacomo di Teglio non saranno solo parole e propositi questi, grazie all’inaugurazione della nuova struttura in località Crotti. E l’esempio è venuto proprio durante la cerimonia, nel pomeriggio di sabato, quando, mentre gli alpini e gli amministratori erano indaffarati a presentare gli spazi, i bambini scorrazzavano, divertiti, per il parco giochi. Una bella cartolina di quello che i Crotti sono divenuti con la duplice intitolazione: da una parte la «Casa dei Cabrés», che ospita sede degli alpini, punto libri, spazi per la comunità e bar, dall’altra il parco pubblico “5° Reggimento alpini”.

«Siamo arrivati alla conclusione di un progetto partito con la precedente amministrazione di Elio Moretti di cui siamo orgogliosi – ha detto il sindaco, Ivan Filippini -: la realizzazione di uno spazio il cui obiettivo è semplice, ma fondamentale nello stesso tempo, quello cioè di un punto di ritrovo per la comunità e il territorio. Mi auguro che sia uno spazio vissuto dove la gente possa venire e trascorrere delle giornate serene. Al primo piano allestiremo un punto prestito per i libri collegato alla biblioteca di Teglio, oltre ad uno spazio per le famiglie dove si potranno organizzare anche le feste di compleanno. Al piano terra aprirà, a breve, un bar con tavola calda; qui il gestore sta completando gli arredi. L’anno scorso abbiamo completato l’area esterna con il parco giochi e il sistema di videosorveglianza e stiamo finendo di montare un percorso di mt bike per i bambini. Infine un locale è stato destinato a sede del gruppo alpini di San Giacomo che garantirà la manutenzione dell’intera area». Manco a dirlo: le penne nere sono al settimo cielo. «È una giornata storica per noi alpini che, dopo tante vicissitudini, siamo riusciti ad avere la nostra sede, una bella sede – ha dichiarato il capogruppo Donato Della Moretta -. Quello della frazione San Giacomo è il gruppo più numeroso del comune di Teglio, con 80 alpini tesserati e 26 amici degli alpini. Avevamo bisogno di un posto dove trovarci». E l’impegno delle penne nere è instancabile fra manutenzione del territorio e la partecipazione agli eventi comunitari, promossi da parrocchia o Comune o associazioni, oltre alle feste. Fra tutte ricordiamo quella primaverile, che quest’anno cade domenica 29 marzo, e quella estiva, la terza domenica di luglio, al campo alpino di San Sebastiano.

Alla sua prima uscita, dopo l’elezione avvenuta nei giorni scorsi a presidente della Sezione Ana Valtellinese, il neo presidente Luigi Colturi si è detto felice di aver ricevuto l’invito a presenziare alla cerimonia a San Giacomo. Colturi ha sottolineato la «presenza attiva degli alpini nel tessuto sociale del nostro territorio montano, da Livigno allo Spluga, nei rapporti con le istituzioni e con i sindaci che sono le vere sentinelle del territorio – ha affermato -. L’inaugurazione di oggi (sabato per chi legge, ndr) ne è la prova; la ristrutturazione di questo edificio carico di storia, la riqualificazione dell’area circostante e la messa a disposizione dei locali per attività sociali sono di fondamentale importanza per una sana crescita della comunità. Sono certo che gli alpini faranno la loro parte; avere una sede degli alpini in questa nuova realtà significa avere la certezza di una manutenzione e pulizia della struttura. Il nostro impegno, oltre a mantenere in vita la memoria del passato, è quello di riuscire a dare ai giovani valide motivazioni per la loro crescita attraverso esempi concreti di solidarietà, rispetto delle regole, valori morali. Questa giornata darà sicuramente nuova linfa agli alpini per mantenere attiva anche l’attività dell’Associazione nazionale alpini».

Il fabbricato in località Crotti è databile prima del 1816; risale almeno al ‘700 ma presenta un nucleo di anche più antica formazione. Lo ha spiegato la studiosa di storia locale Maria Carla Fay: «Costituiva il classico e imponente fabbricato di matrice rurale, con caratteristiche architettoniche e tipologiche da cui si evincevano funzioni abitative ed agricole – ha detto –. Presentava, però, anche qualche segno che attestava un ruolo importante rivestito in passato (volte in pietra, il vecchio portale ad arco, locale con lunette).

Nella mappa del catasto asburgico del 1853 il complesso edificio è indicato come “Cà Capressi” e risulta appartenere alla famiglia Mafescioni Bartolomeo fu Bartolomeo, detto Capressi o Cabrès. La famiglia compare negli estimi grigioni nella zona di Carona-Luscio, provenienza attestata anche nel Libro della Chiesa del 1700 che cita alcune famiglie trasferitesi a Grania dalla parrocchia di Carona. Dei Maffescioni-Capressi sono citati a partire da fine ‘600 in atti di vendita e obbligazione nei confronti della chiesa di Grania conservati nell’archivio parrocchiale di San Giacomo. Il libro degli stati d’anime redatto a metà ‘800 li riporta come abitanti nella contrada Crotti e spiega il legame con la famiglia Salvi (tra gli ultimi proprietari della casa) a partire dal matrimonio fra un Salvi Dionigi con Caterina Maffescioni detta Capressa».

Secondo Fay, non si può escludere, come ipotesi da verificare con la ricerca documentaria, che fosse un edificio ad uso amministrativo, visto che a Grania - dicono alcuni documenti - anticamente scendeva il podestà di Teglio a amministrare uno o due giorni la settimana; oppure che fosse una struttura legata alla congregazione degli Umiliati, presenti a Teglio come religiosi (un Umiliato era divenuto a metà ‘400 parroco di Grania) e laici impegnati particolarmente in attività tessili; questo richiedeva abbondante acqua e qui scorre il fiume; inoltre, un nucleo di case che sorge nei pressi è detto “ca’ di fra’”. «Attesta l’importanza della zona il fatto che la strada che scende dal ponte di San Giacomo verso est, lungo l’Adda, è denominata sulla mappa catastale del 1816 come “strada comunale detta Grande” (non c’era l’attuale strada per Carona); la stessa strada si divide poco oltre: una prosegue nel piano verso Saleggio, l’altra sale per San Sebastiano», ha concluso Fay.

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