Cronaca / Tirano e Alta valle
Domenica 03 Maggio 2026
Tirano: il calvario di Cesarina, impiegata accusata di essere un boss del contrabbando
Finisce dopo 22 anni l’odissea giudiziaria di una funzionaria dell’Agenzia delle dogane. Nonostante la prescrizione, la Corte dei Conti le aveva chiesto un risarcimento di 1,5 milioni di euro
Tirano
Un calvario giudiziario, e non solo, durato 22 anni perché, oltre che ad accuse pesanti come macigni - tra cui associazione a delinquere in un’inchiesta sul contrabbando in Valtellina - ha dovuto difendersi dalla richiesta di circa un milione e 500 mila euro. Ritenuta a capo del sodalizio criminale, perché, attraverso il compimento anche dei reati di falso ideologico e abuso d’ufficio, in qualità di pubblico ufficiale attestava come veri fatti che non lo erano per favorire i traffici di contrabbando di alcool con i Tir dei complici.
«Ma il conto salato - ricorda oggi l’ex imputata - fu presentato soltanto a me dalla Procura regionale della sezione giurisdizionale per la Lombardia della Corte dei conti, quale ritenuto danno patrimoniale subito dall’Erario, in quanto ero un funzionario doganale all’ufficio di Piattamala. Ma io, in realtà, non avevo commesso alcun reato».
È la storia di Cesarina Liliana Bonetti, nata a Valdisotto e residente a Tirano, all’epoca dei fatti funzionario nell’Agenzia delle dogane di Tirano, e travolta da una bufera giudiziaria.
«A febbraio di quest’anno - spiega l’avvocato Maurizio Passerini del foro di Sondrio - si è finalmente definita una vicenda iniziata nel lontano 2002. All’udienza del 22 marzo 2018, davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Sondrio, veniva emessa sentenza di non luogo a procedere nei confronti di tutti gli imputati, per intervenuta - da tempo - prescrizione. Non fu quindi neppure aperto il processo dopo anni di indagini, costosissime intercettazioni telefoniche e impiego di militari della Guardia di Finanza per accertare gli illeciti, da qualcuno probabilmente effettivamente commessi, ma non dalla mia cliente. In merito alla sua posizione, lei ha sempre professato la propria innocenza. Sarebbe bastato effettuare, da subito, indagini e verifiche più accurate sui documenti attestanti i traffici illegali. Sarebbe emerso, come di fatto è emerso diversi anni dopo, che le firme sui documenti non erano quelle di Cesarina Liliana Bonetti. Quando ormai il suo buon nome, finito alla tv e sui giornali, era stato infangato. Il magistrato titolare dell’inchiesta aveva altresì richiesto, nei confronti della mia assistita, l’applicazione della misura cautelare in carcere, rigettata.»
Nonostante l’esito del procedimento penale, la Procura della Corte dei conti, ravvisando gravi indizi di colpevolezza, individuati in 15 documenti doganali, con atto del 13 aprile 2021, citava in giudizio la Bonetti per «condannarla al pagamento, in favore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, di un milione e 447mila euro, oltre rivalutazione, interessi e spese di giudizio, o della diversa somma - anche maggiore - ritenuta di giustizia, come indicato nella parte in diritto del presente atto».
La funzionaria si costituiva in giudizio, provvedendo a disconoscere le bollette doganali contestate, per quanto concerneva l’autenticità delle firme. E pertanto chiedeva la sospensione del procedimento davanti alla Corte dei conti, per procedere con querela di falso contro l’Agenzia delle dogane. Ottenuta la sospensione, Bonetti promuoveva azione contro l’Agenzia davanti al tribunale di Milano che, con sentenza del 3 ottobre 2024, ne accoglieva le richieste accertando e dichiarando «la falsità delle sottoscrizioni apparentemente apposte da Cesarina Liliana Bonetti» nelle famose bollette doganali. Passata in giudicato tale sentenza, l’ex imputata riassumeva la causa avanti la medesima Corte che, con sentenza del 20 febbraio 2026, così statuiva: «La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lombardia, definitivamente pronunciando, rigetta la domanda proposta nei confronti della signora Cesarina Liliana Bonetti».
L’avvocato Passerini chiosa con queste parole: «A distanza di quasi 22 anni dalla notifica dell’avviso di garanzia, la Bonetti ha terminato finalmente il suo lunghissimo iter giudiziario in cui, da totale innocente, si era trovata coinvolta in un’inchiesta con accuse infamanti che l’hanno pesantemente condizionata nella vita quotidiana e nel lavoro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA