Cronaca / Tirano e Alta valle
Mercoledì 07 Ottobre 2026
Un branco di dieci lupi tra Val Grande e Val di Rezzalo: «Nessun allarme»
La fototrappola del Parco nazionale dello Stelvio immortala adulti e cinque-sei cuccioli. Il direttore Franco Claretti: «Con la dispersione molti giovani lasceranno il branco». In calo anche le predazioni di pecore e capre grazie alle maggiori precauzioni degli allevatori.
Lettura 1 min.Sondalo
Un branco di una decina di lupi circola tra Val Grande e Val di Rezzalo. Li mostra il video di una fototrappola piazzata dagli esperti del Parco nazionale dello Stelvio, che è stato diffuso in queste ore. Nelle immagini gli animali sfilano uno dopo l’altro, ordinatamente, come rispondessero all’appello: dopo gli adulti sfilano cinque-sei cuccioli.
Blocca il possibile generarsi di allarmismo il direttore del Parco nazionale dello Stelvio, Franco Claretti: «Siamo in linea con i numeri dello scorso anno - rivela -. Chiaramente se il censimento viene fatto prima del parto allora contiamo due - tre esemplari. Se invece aspettiamo il parto ovviamente il numero aumenta: i cuccioli anche quest’anno sono dai cinque ai sei». Viaggi lunghi, gira, ma in Val di Rezzalo il lupo quindi ci sta bene. Non bisogna temere che gli attuali dieci componenti possano a loro volta proliferare massicciamente.
Claretti tranquillizza, forte della perfetta conoscenza delle caratteristiche del lupo: «I cuccioli hanno quattro mesi ed andiamo incontro alla brutta stagione, ci sarà un alto tasso di mortalità che spesso avviene anche nel momento della dispersione, ovvero quando la madre resterà nuovamente incinta a primavera e i cuccioli dovranno lasciare il branco. Andranno in dispersione, ognuno in cerca di un nuovo territorio, possono finire anche a migliaia di chilometri di distanza. Ma quando un lupo si trova da solo non è facile la sopravvivenza, procacciarsi da mangiare».
La vita da lupo solitario è dura. Nonostante il branco della Val di Rezzalo sia numeroso, quest’anno non c’è stato nessun avvistamento o incontro ravvicinato come era avvenuto nell’estate del 2025 quando dei valligiani filmarono tre lupi che gironzolavano fuori dalla baita in pieno giorno. Anche le predazioni di pecore o capre sono calate nel territorio del Parco: «Merito delle accortezze che apportano gli allevatori per salvaguardare i propri greggi dotandosi di cani di guardiania oppure di recinti elettrificati - sostiene Claretti -. Ormai è cambiato il modo di salire in montagna con gli animali rispetto a qualche anno fa, non si possono più mandare gli animali in montagna a giugno, lasciarli incustoditi ed andare a riprenderli a settembre come accadeva prima. Inoltre bisogna sottolineare il grande lavoro da parte dei Carabinieri forestali della stazione di Sondalo».
Dopo la reintroduzione di lupo ed orso, quindi, l’estate in montagna di pecore e capre ha dovuto, gioco forza, cambiare con una cura notevolmente maggiore e più dispendiosa anche dal punto di vista economico per gli allevatori. Secondo voci insistenti da parte degli allevatori ma non confermate ufficialmente, in Valgrosina invece pecore e capre sarebbero state un ottimo bocconcino per il lupo in estate. Si parla di varie decine di capi che mancano all’appello oppure di carcasse ritrovate. Pare però esservi una netta discrepanza fra i numeri ufficiali di predazioni e quelli rivendicati. Per avere il risarcimento infatti bisogna fare la denuncia alla Polizia provinciale, ma ovviamente aver adempito agli obblighi attuali di custodia del gregge.
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