Verderio: appello per salvare due cappelle votive

L’associazione “Amici della storia” lancia l’idea di recuperare l’icona ceramica della Rosa Mystica in via Sant’Ambrogio e l’edicola di San Rocco in via Sernovella

Verderio

Un appello formale per il salvataggio di due simboli della devozione popolare e della storia locale è stato indirizzato alle autorità competenti dal gruppo «Amici della storia di Verderio». Oggetto dell’appello sono le condizioni di degrado in cui versano l’icona ceramica della «Rosa Mystica» in via Sant’Ambrogio e la cappella di San Rocco in via Sernovella.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di sollecitare un intervento di restauro istituzionale per evitare la perdita definitiva di manufatti che, pur essendo attualmente privi di una proprietà definita, rappresentano un tassello fondamentale del patrimonio culturale del Comune. La cronologia dei due siti si intreccia con le vicende storiche del territorio brianzolo. L’icona della «Rosa Mystica», situata lungo via Sant’Ambrogio, risale al 1928 e fu eretta per volontà della famiglia Gnecchi Ruscone come ex voto per un parto difficile conclusosi felicemente. Sebbene l’opera in ceramica risulti ancora integra, i membri del gruppo segnalano che le strutture murarie di sostegno si stanno progressivamente sgretolando, con il rischio di un imminente crollo. Di natura più antica è la cappella di San Rocco, la cui edificazione originaria risale alla peste del 1630 per iniziativa dei conti Arrigoni e Confalonieri.

La struttura compare, inoltre, in una celebre incisione di Carlo Amati dedicata alla battaglia di Verderio del 1799. L’ultimo restauro significativo del tempietto risale al 1926, quando fu apposto un dipinto su ceramica del santo protettore degli appestati. Attualmente, la gestione di questi luoghi è affidata esclusivamente alla buona volontà di alcuni residenti. «Queste immagini sacre sono attualmente lasciate alla custodia e alla manutenzione di generosi volenterosi, che però non possono fare nulla per il loro restauro e conservazione futura», spiegano i rappresentanti degli «Amici della storia di Verderio». La questione della proprietà rimane complessa: le aree, un tempo parte delle tenute Gnecchi Ruscone e successivamente della famiglia Baraggia, sono state oggetto di lottizzazioni edilizie negli anni Settanta e le ricerche d’archivio non hanno ancora permesso di individuare un titolare formale per i manufatti religiosi. Nel documento inviato alle istituzioni, il gruppo chiede che il Comune si faccia parte attiva nel reperimento di fondi, interfacciandosi con la Regione, la Provincia e la Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio. L’istanza punta a inserire i due beni in percorsi di tutela istituzionale che permettano interventi tecnici non più procrastinabili.

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