Cento giorni al voto la corsa per le liste

Di sicuro, a 100 giorni dalle elezioni comunali di Lecco, non s’avverte la febbre di una sfida che, almeno sulla carta, prometteva alte temperature. Sei anni di governo di una coalizione uscita da un ballottaggio deciso da 31 voti non possono consumarsi come un passaggio ordinario anche perché la lunga marcia a palazzo Bovara non è stata una passeggiata di salute. Tra l’altro, se non atterrerà un marziano (ma non se ne vede l’ombra), dovremo accontentarci di un parco di candidati non prodigo di figure che si levano dalla cintola in su rispetto al cittadino comune. La verità è che non c’è in giro un Ribot che galoppi trascinando folle entusiaste e neppure un Varenne che trottando raccolga voti come fra’ Galdino con le noci. Niente di drammatico se si sono estinti i cavalli di razza: basta accontentarsi di quel che passa il convento. Del resto, fu Silvio Berlusconi a bocciare Angelino Alfano perché gli mancava il quid e Arnaldo Forlani, per l’assenza del fattore X, si giocò la presidenza della Repubblica nonostante fosse uno dei migliori fichi del bigoncio democristiano.

E’ solo colpa della mia età se lungo i tratturi della politica ho conosciuto esponenti di Comunione e Liberazione di spessore e di qualità provati. Tre se ne sono andati di recente lasciando un vuoto nella comunità lecchese e nel mio cuore: Giulio Boscagli, Plinio Agostoni e qualche ora fa Gabriele Perossi. Per tacere dell’architetto Giuliano Amigoni, primo eletto con 1.500 voti nel 1975 al quale offrii la carica di sindaco come segretario della Dc e con il suo signorile garbo mi rispose che c’erano sicuramente figure più adatte e valide. E del mio compagno di banco Romeo Astorri, professore universitario di Filosofia, di smodata fede nerazzurra, che mi fece da vice al partito. Ora davanti a Boscaglino (il diminutivo, se l’albero genealogico è sano, arrichisce) ha tutti i requisiti per essere un buon amministratore, ma insisto nel ritenere che il salto da consigliere a primo cittadino è un’acrobazia per lui rischiosa, anche ora che è tornato “unto” dalle stanze romane di Fratelli d’Italia. E non so dire quale valore aggiunto porti a Carlo Piazza la fresca benedizione di Forza Italia targata Virginia Tentori.

Così come resto spiazzato, pur conoscendo tratti del suo carattere, davanti alla sicumera di Mauro Gattinoni che invece di occuparsi e preoccuparsi della diaspora di larga fetta di quel Partito democratico che resta il fulcro della coalizione di centrosinistra, con o senza trattino, ambisce a una vittoria al primo turno. Certo che il Padreeterno quando ha distribuito l’ottimismo, passando da Acquate, non si è risparmiato. In fondo è in questo contesto che, con discrezione pari alla tenacia, Mauro Fumagalli abbia accettato di candidarsi per il “centro”, forse sognando di notte di vedere l’Orizzonte spuntare in piazza Diaz, ma in realtà desideroso solo di sparigliare le carte.

Qualche appunto di getto: dov’è finito il genere femminile in una città nella quale, in vari ambiti, le donne ricoprono ruoli di prim’ordine, assai prima delle quote rose? E ancora: i partiti si rendono conto che nel giro di poche settimane devono trovare decine e decine di lecchesi disposti a entrare in lista, andando oltre l’elenco telefonico? A tal proposito, proprio perché manca il sindaco fuoriclasse occorre allestire una compagnia di giro degna di governare una città in piena metamorfosi come Lecco.

A mio parere è meglio star lontani sia dal buco della serratura per carpire l’ultimo scoop, così come dal cellulare quando serve per “amichettare” con qualche vecchio sodale. O peggio abbandonarsi ai social di serie B, dove imperversano i tuttologi che ci mettono la firma e mai la faccia. Si torni alle vecchie regole del porta a porta, del citofono, del passaparola, del vicino di casa, del collega di lavoro cioè di quella catena naturale del consenso fondata sulla fiducia e sulla stretta di mano.

Tanto ciascuno, senza distinzioni di bandiera, potrà sventolare la promessa di alberghi stellati, augurandoci che riempirli di turisti sia un’impresa più facile di chiudere le liste.

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