Cermenati e non solo il Pantheon dei candidati

L’esempio giusto per chi oggi si candida ad amministrare Lecco? Mario Cermenati. La provocazione lanciata da Mauro Fumagalli, candidato sindaco di Orizzonte per Lecco (formazione centrista che annovera i simboli di Appello, Azione e di alcuni ex Pd di peso), ha un suo valore, soprattutto in una campagna elettorale dove si corre il rischio di parlare di aurore boreali, traffico e moschee. Fumagalli ha, in effetti, presentato la sua lista proprio all’ombra del monumento a Cermenati. Perché, così ha riferito, il geologo e parlamentare lecchese si può annoverare tra coloro che più hanno contribuito all’evoluzione culturale, scientifica e politica della città di Lecco a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Ora, va anche precisato che la stagione politica dell’esponente radicale lecchese si ricorda anche per una delle più profonde spaccature del tessuto cittadino. Anticlericale convinto, Cermenati attaccò e subì a sua volta veementi attacchi dalle comunità cattoliche locali. Gli stessi giornali locali de “Il Prealpino” e “Il Resegone” rivolsero alle rispettive platee (socialisti e preti, tanto per semplificare) titoli e affondi che oggi sarebbero degni di una segnalazione ai vari Consigli di disciplina. Ma tant’è. L’intuizione di Fumagalli resta buona, anzi gustosa. Consente alla politica di elevarsi un po’ dalle miserie quotidiane e ispirare un po’ di riflessione storica (locale, s’intende) ai lecchesi.

L’occasione è quindi quella di restare più o meno nel solco del periodo storico di Cermenati, e tentare di abbinare altre figure storiche ad altrettanti candidati sindaci. Mauro Gattinoni, ad esempio, potrebbe “adottare” l’abate Stoppani. Quel coacervo di geniale passione per le scienze naturali, fede cristiana e apertura alle idee liberali e progressiste, potrebbe risultare un efficace ritratto (mutatis mutandis) del mix oratorio, sinistra, ambientalismo che anima la coalizione di centrosinistra. Certo, aggiungerebbe qualche malevolo, anche Stoppani aveva l’abitudine di guardare lontano, come recitano i manifesti rossoazzurri. Indietro, indietro, fino al paleozoico.

E che dire di Filippo Boscagli? A lui si potrebbe associare la singolare figura di Giuseppe Airoldi, ricordato da una stele a Palazzo Belgiojoso quale primo enigmista della storia. La sua fama, in effetti, è dovuta alla pubblicazione del primo schema di “parole incrociate”, nel 1890 sul Secolo Illustrato della Domenica. E, del resto, la pazienza con la quale Boscagli tiene insieme (e, anzi, diciamolo, pare davvero aver rilanciato), una coalizione che fino a qualche mese fa viveva di un po’ troppe schermaglie reciproche, ha il genio e la pazienza di un vero enigmista.

Francesca Losi, per la verità, ha già fatto la sua scelta: tutte le carte su Alessandro Manzoni, visto e considerato che propugna praticamente da inizio campagna la valorizzazione della villa di don Lisander e la creazione di percorsi manzoniani più specificatamente attenti alle rotte turistiche e culturali.

Giovanni Colombo, dal canto suo, avrebbe le carte in regola per “adottare” il librettista lecchese Antonio Ghislanzoni: firmò per Verdi il testo dell’Aida, restando però fedele ai dettami Scapigliati, da fervido umorista, ribelle e mai rassegnato oppositore di dogmi. E chi c’è di più ribelle e scapigliato di Colombo, che ha sbattuto la porta in faccia a Salvini per cercarsi spazio e autonomia nel Patto per il Nord?

Fin qui, il passato remoto. Certo, i candidati potrebbero anche optare per rilanciare figure chiave del Dopoguerra. Dal senatore Pietro Amigoni a Luigi Colombo, letterato e manzonista (per stare in tema) e primo preside del Parini. Ovviamente, ex sindaco. E stando in tema di fascia tricolore, ci sarebbe Ugo Bartesaghi; oppure Alessandro Rusconi che, sempre per galleggiare sul pelo d’acqua della cronaca, riaprì il Teatro Sociale. Insomma, la scelta non è ridotta. Fumagalli potrebbe aver alzato un bell’assist.

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