Le tre liste Già pronte E la destra In ritardo

Numeri e tempi non dicono tutto nella vita. Ci sono praterie dell’anima e della vita nelle quali non hanno alcun diritto di cittadinanza. Avventurandosi però lungo le strade della politica, corre invece l’obbligo di considerare cifre e proporzioni quali necessari compagni di viaggio.

Ora, il fatto che soltanto tre delle probabili undici liste di candidati al consiglio comunale di Lecco siano già state presentate, e che esse appartengano tutte alla stessa coalizione, ecco, qualcosa dice.Dice, ad esempio, che la truppa di Mauro Gattinoni (lo ricordiamo, identica a sei anni fa con il quartetto Pd, Fattore Lecco, Ambientalmente e Alleanza Verdi-Sinistra) sia più avanti degli avversari. Il che, come ogni pole position che si rispetti, non garantisce certo di arrivare primi alla bandiera a scacchi. A meno, ovviamente, di correre a Montecarlo, ma non c’è il rischio che la congrua addizionale Irpef locale possa essere paragonata al paradiso fiscale dei sovrani monegaschi.Sta di fatto, si diceva, che il centrosinistra è già schierato sulla griglia di partenza ed è virtualmente già tre passi avanti rispetto ai competitors. Tre quarti della squadra è già formata e schierata. E gli altri? Per carità, nessuno punta il dito contro Patto per il Nord e Partito popolare del Nord, che già hanno il loro bel daffare a raccogliere tutte le firme necessarie. Altro discorso per Orizzonte per Lecco e l’intero centrodestra che, sulla carta, avrebbero già dovuto farsi trovare pronti.

In fondo, si parla della scelta degli uomini e delle donne dai quali farsi rappresentare in campagna elettorale. Volti e nomi che animeranno i gazebo in piazza, gli attacchinaggi serali, i volantinaggi al mercato; che faranno da claque ai confronti pubblici tra i candidati sindaci, che presiederanno i seggi in qualità di rappresentanti, polemizzando alla bisogna su una scheda che è un po’ nulla e un po’ salvabile, e via discorrendo. Non è un esercizio di stile. Al contrario, è la prova provata di essersi rimboccati le maniche già da qualche mese sul gruppo di persone alle quali affidare le proprie idee e i propri simboli.

Si percepisce anche dai manifesti. Le quattro anime della coalizione Gattinoni hanno già lottizzato i temi chiave della campagna: il Pd si è preso Piccola e Villa Manzoni, Fattore Lecco il lungolago e lo sport, Ambientalmente natura e viabilità, la Sinistra a piene mani dal welfare. Chiaro, pulito, deciso.

Intendiamoci, tornando alle liste già presentate (quelle di Fattore, Pd e Ambientalmente), non sono più quelle di vent’anni fa. Le professioni sono lontane anni luce, gli imprenditori manco a parlarne. Ormai la fanno da padroni pensionati, insegnanti e studenti, con una spruzzata di volontariato (ovviamente massimo rispetto per le suddette categorie). Per metà, va detto, sono un po’ sempre gli stessi nomi che girano da una decina d’anni. Il sovrapporsi di identici cognomi palesa peraltro qua e là la presenza di riempilista. Ma, insomma, in un modo o nell’altro le liste ci sono.

E a destra? Il ritardo accumulato anche su questa partita appare francamente surreale. Cinque anni fa, la civica moderata a sostegno di Peppino Ciresa (espressione della comunità politica di Mauro Piazza e dell’area forzista) venne definita e presentata a fine luglio, un mese esatto prima del Pd. Era il segno di un lavoro, quello portato avanti da Beppe Mambretti, che affondava le proprie radici nei mesi precedenti e non solo “sulla sirena”. Fratelli d’Italia e Lega (lasciamo da parte Forza Italia, afflitta da crisi identitarie in città, e la civica del candidato sindaco Filippo Boscagli, legittimamente ancora un cantiere) avrebbero dovuto lanciare un segno al proprio elettorato. Nove mesi di attesa per definire il candidato? Bene, pochi giorni dopo, subito nero su bianco l’elenco dei 32 candidati consiglieri. E invece no. Mentre l’amministrazione investe i famosi 75mila euro per la relazione di fine mandato, mentre il sindaco si cimenta addirittura in un podcast personale, mentre le liste di maggioranza fioccano e si attivano in città, il centrodestra non mette la freccia e non scala ancora la marcia. Fermo, tranquillo, immobile, direbbe un Guzzanti d’antan con accento bolognese

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