Trump mette in atto il blocco navale intorno allo stretto di Hormuz. Cresce il rischio dell’allargamento del conflitto. Non contento polemizza con Papa Leone XIV. Fa strame del diritto internazionale e dei valori che hanno fatto grande l’occidente. Sono le mosse di chi non ha orientamento strategico. In Europa i populisti e i sovranisti sembrano perdere il tocco magico. La sconfitta di Viktor Orban in Ungheria è un viatico per l’avvenire.
L’Europa ha un mandato che va oltre il perimetro economico nel quale attualmente si costringe. La Comunità europea è nata per la pace e dalle lezioni della guerra ha tratto la sua ragione di esistere. Una condizione di spirito di tutti i popoli europei. La longevità e l’attualità delle istituzioni europee non si spiegano se non nel radicamento delle coscienze. La politica dei piccoli interessi nazionali, il populismo, il sovranismo dei governi, la burocrazia asfissiante tutto congiura contro ma alla fine solo la Gran Bretagna ha osato il salto. E adesso piange lacrime amare. Péter Magyar ha riportato l’Ungheria a casa sua, in Europa.
Eppure la saggezza storica, il lascito del vecchio continente, fino a ieri è rimasta una sfinge. L’avversione alla guerra americana in Iran è condivisa. Solo per restare in Italia secondo i dati di Onlynumbers di Alessandra Ghisleri l’81,7% degli italiani si sente preoccupato per il Medio Oriente. Un’inquietudine che l’autrice definisce profondamente umana e che va al di là delle interpretazioni politiche. Il 54,3% degli intervistati percepisce Trump come un fattore di rischio.
Eppure solo a gennaio scorso, durante la conferenza stampa congiunta con Friedrich Merz, Giorgia Meloni poteva auspicare il premio Nobel per Donald Trump senza che il cancelliere tedesco avesse nulla da eccepire. I popoli in Europa si aspettano una guida e trovano solo dei sensali.
Di questo desiderio di pace inespresso che travalica il vecchio continente e abbraccia il mondo intero, Stati Uniti compresi, si è fatto interprete Papa Leone XIV. “Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più aggressivo…” ha detto alla Veglia della Pace sul sagrato di San Pietro.
Un argine che a Bruxelles poteva trovare la sua dimensione politica e che invece i capi di governo riuniti nel Consiglio non sono stati in grado di erigere. Meloni che, pur aveva mostrato di cogliere le esigenze di rinnovamento che la sua nomina aveva suscitato nell’opinione pubblica, si è lasciata sfuggire il sentimento profondo degli italiani per la giustizia e per la pace. L’avesse portato in Europa sarebbe stata in sintonia non con tutti i governi ma certamente con i loro popoli. E lo spazio politico che l’Italia cercava nella UE era lì, bisognava solo occuparlo. La Francia di Macron parla molto, ma combina poco per di più con un presidente poco amato e in scadenza. La Germania di Merz è ossessionata dal pericolo AfD e perde lucidità. La crisi economica corrode l’autocoscienza di una potenza divenuta gregaria e vulnerabile.
Solo il governo italiano aveva la stabilità politica e il consenso in patria per poter dettare l’agenda. E cosa ha fatto invece? Si è limitato alla gestione dell’ordinario. A Roma si sono fermati al veto. Eliminarlo è un passo troppo grande per chi teme di essere sopravanzato da una maggioranza. Anche se qualificata con almeno il 55% degli Stati membri che vota a favore (15 paesi su 27) e con almeno il 65% della popolazione totale dell’UE.
Si è pagato dazio al sovranismo nazionalista che altro non è che la versione politica della paura. Una paura che può essere superata solo da un sovranismo maggiore, quella del grande fratello che ti protegge.
Solo che l’amicizia del bullo comporta sottomissione e negazione degli interessi nazionali. A Roma se ne sono accorti troppo tardi.
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