Crisi Melavì, il sindacato: «Non siano i lavoratori a pagare. Subito un tavolo
di confronto istituzionale»

La nota delle rsu dello stabilimento di Ponte e dei sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil: «A rimetterci oggi è l’immagine tutta di una valle, la cui produzione di mele dovrebbe competere con le produzioni Trentine, attraverso un marchio di identificazione territoriale. A pochi mesi dalle Olimpiadi, non è proprio una bella immagine per la valle»

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Ponte in Valtellina

Con una lunga nota, le rsu dello stabilimento Melavì di Ponte in Valtellina, insieme ai sindacati provinciali Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, intervengono sulle difficoltà della cooperativa: «Apprendiamo dalla stampa locale della gravissima situazione in cui versa la società, che potrebbe addirittura nel giro di pochi giorni giungere al fallimento - si legge nella nota -. E’ con non poca sorpresa che leggiamo le dichiarazioni dell’azienda, considerando che nel corso dell’autunno 2024, durante un incontro sindacale avvenuto a seguito dell’avvio della Procedura di Composizione Negoziata, la società illustrava progetti di rilancio con idee di diversificazione delle colture e nuovi mercati su cui portare il marchio MELAVI’. Inoltre nonostante un attento monitoraggio da parte nostra, con la richiesta di incontro per gli aggiornamenti inviata nel mese di dicembre e seguita da alcuni solleciti, l’azienda non ha mai dato risposta. Un atteggiamento che condanniamo in quanto poco rispettoso dei lavoratori e di chi li rappresenta. Il gruppo MELAVI’ occupa ancora una parte significativa del lavoro agricolo dipendente nella nostra provincia. Oltre ai 14 occupati a tempo indeterminato, ruotano annualmente circa 140 operai a tempo determinato generando una massa salari complessiva annua di circa 1.800.000 euro. (Dati EBAS 2024 Ente Bilaterale Agricolo Sondrio). L’esperienza cooperativista di MELAVI’ iniziata con tutti i buoni auspici del caso nel 2013, ha però scontato nel corso degli anni la poca attitudine a fare sistema, a cooperare appunto, evidenziando una propensione imprenditoriale locale più individualista e poco propensa alla condivisione. A rimetterci oggi è l’immagine tutta di una valle, la cui produzione di mele dovrebbe competere con le produzioni Trentine, attraverso un marchio di identificazione territoriale, quale segno distintivo di Agricoltura Montana di Qualità. A pochi mesi dalle Olimpiadi invernali non proprio una bella immagine per la valle. Un calvario quello di questa società che dura da troppo tempo. L’auspicio, è che come spesso accade in queste situazioni, a portare la croce non siano i lavoratori. Serve trasparenza da parte dell’azienda in primis, ma anche da parte delle istituzioni locali e regionali, che in questi 12 anni hanno sempre svolto un ruolo di supporto all’iniziativa promossa e a cui oggi i lavoratori chiedono merito. In quest’ottica chiediamo da subito l’apertura urgente di un tavolo di confronto istituzionale. Nel rispetto del nostro ruolo - conclude la nota dei sindacati - abbiamo questa mattina inviato nuovamente richiesta di incontro urgente all’azienda».

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