Bilancio positivo per ViVa - Vini Valtellina: a Sondrio 3mila presenze, anche dall’estero

Degustazioni, musica, gastronomia e approfondimenti hanno portato a Sondrio appassionati e operatori anche dall’estero, con l’obiettivo di rafforzare la promozione della viticoltura valtellinese

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Sondrio

Tremila presenze, con una buona affluenza anche dall’estero. È positivo il bilancio della seconda edizione di ViVa - Vini Valtellina, la manifestazione dedicata alla viticoltura valtellinese che ha riunito a Sondrio produttori, appassionati, operatori del settore e stampa specializzata.

Il programma ha proposto degustazioni, appuntamenti gastronomici, iniziative alla scoperta del territorio, musica, approfondimenti tecnici e l’anteprima delle nuove annate delle aziende. Al centro dell’edizione 2026, il vino non soltanto come prodotto agricolo, ma anche come elemento strategico per la promozione e la tutela del territorio. La viticoltura rappresenta infatti un presidio concreto per la Valtellina e, nello stesso tempo, uno dei suoi ambasciatori più autorevoli.

«ViVa vuole diventare una manifestazione di rilievo nazionale e internazionale e questa seconda edizione ha gettato le basi per riuscirci – sottolinea Mamete Prevostini, presidente del Consorzio di tutela dei vini di Valtellina, organizzatore dell’evento insieme alla Strada del vino e dei sapori della Valtellina e a ProVinea –. Abbiamo bisogno di affermarci come territorio ad altissima vocazione vitivinicola. Stiamo percorrendo una strada impegnativa e ambiziosa, ma tutto il comparto ci crede e si sta impegnando per questo».

Il passaparola seguito alla prima edizione ha contribuito a richiamare un numero maggiore di persone. «Il mondo del vino valtellinese non suscita più soltanto curiosità, ma un interesse sempre più forte. E questo ci fa molto piacere» aggiunge Prevostini.

Quest’anno la manifestazione ha puntato anche sulla musica e sulla convivialità per avvicinare le nuove generazioni al mondo del vino. Ad aprire l’evento, venerdì 11 settembre, è stata Ema Stokholma con il suo dj set in piazza Garibaldi e la sera successiva le esibizioni dal vivo e i dj set di SpN, Falsxxi, Teo e le Veline Grasse. Nel programma si è inserita anche la cena-evento organizzata lunedì sera in piazza Garibaldi, alla presenza di circa 250 persone. La serata, con la regia di Cesare Battisti del ristorante Ratanà di Milano, ha messo in relazione il vino valtellinese con la tradizione gastronomica lombarda. Una scelta legata alla volontà di valorizzare la versatilità del Nebbiolo, vitigno capace di esprimersi attraverso molteplici sfaccettature e di dialogare con una cucina altrettanto ricca di identità.

La dimensione tecnica e scientifica dell’iniziativa ha trovato il suo momento centrale martedì, con il convegno “Chiavennasca: il Nebbiolo delle Alpi - Valtellina Superiore 2024, l’annata della tensione: tra clima che cambia, storia e nuove frontiere della ricerca”. Il professor Attilio Scienza ha ripercorso la storia e l’identità della Chiavennasca, citando documenti che risalgono al 1250. Lo studioso ha evidenziato come la Valtellina possa essere considerata tra i territori d’origine del Nebbiolo, vista la straordinaria ricchezza genetica dei biotipi presenti nella zona. Gabriele Cola, agrometeorologo dell’Università degli Studi di Milano, ha invece analizzato il 2024 dal punto di vista climatico. L’annata è stata caratterizzata da precipitazioni eccezionalmente abbondanti, accompagnate da temperature rimaste comunque elevate. A chiudere il convegno è stato Mattia Dell’Orto, responsabile ricerca e sviluppo del Consorzio, che ha presentato l’analisi sensoriale del Valtellina Superiore 2024. La maturazione tardiva del Nebbiolo, insieme alla ventilazione della valle e all’attenta selezione effettuata nei vigneti, ha consentito alle uve di raggiungere la maturità fenolica preservando la freschezza. Ne sono derivati vini equilibrati, caratterizzati da tannini fini e da un finale sapido: un’espressione della forte identità territoriale e dell’eleganza che la viticoltura di montagna è in grado di offrire.

A sostenere ViVa è stato anche il Comune di Sondrio, che riconosce nella viticoltura e nella cultura del vino una leva strategica per lo sviluppo e la promozione del territorio.

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