Ponte in Valtellina, tutto esaurito per Ermanno Cavazzoni e il “Furioso festival”

Teatro Piazzi gremito per l’anteprima della rassegna: lo scrittore ha presentato “Storia di un’amicizia”, dedicato a Gianni Celati, tra ironia, aneddoti e musica improvvisata insieme al polistrumentista Vincenzo Vasi.

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Albosaggia

Quella sottile ironia di chi ha acume e intelligenza da vendere. Quella capacità di far divertire passando dalla linguistica alla sana convivialità al ristorante, canzonando e canzonandosi pure un po’. Lo scrittore Ermanno Cavazzoni ancora una volta incontenibile all’anteprima del “Furioso festival in Valtellina”, promosso dall’associazione Bradamante, partita, venerdì 21 agosto, in un teatro Piazzi di Ponte in Valtellina così pieno che alcune persone hanno dovuto assistere allo spettacolo in piedi, fuori dalla sala. Una serata eclettica come il suo protagonista fra letteratura e memoria personale con la presentazione del nuovo romanzo di Cavazzoni “Storia di un’amicizia” (e l’amicizia è quella con lo scrittore, nato a Sondrio, Gianni Celati), Premio Selezione Campiello e nella dozzina finalista del Premio Strega 2026, e la musica improvvisata - ma neanche tanto - e con divertimento assicurato del polistrumentista Vincenzo Vasi, che è pure uno dei protagonisti del libro.

Cavazzoni – che ha insegnato Estetica, Poetica e Retorica all’Università di Bologna, una delle voci più significative della narrativa italiana contemporanea – ha letto, a modo suo, alcune pagine del libro dedicato all’amico Celati, «scrittore autentico», come l’ha definito subito all’inizio. Anzi sarebbe meglio dire ha raccontato alcuni brani, tali la freschezza e la genuinità degli aneddoti come quando al ristorante La Spiga si iniziava sempre con un bicchiere di vodka prima di passare a lasagne e tagliatelle. Con la cotoletta «con i discorsi si volava in alto» e, alla seconda vodka, allora «tutta la storia diventava chiara e ognuno di noi tornava a casa contento di sapere perché eravamo al mondo». Poi l’incontro, sempre al ristorante, con una donna («come la vita ci sfiora con la sua gentilezza») e, come i paladini di Ariosto diventano litigiosi per via di Angelica, anche Cavazzoni, Celati e amici lo diventano quasi. Altro ricordo: quando Celati si è licenziato dall’università perché il preside non gli aveva dato il permesso di un anno sabbatico per andare ad insegnare in America. «Ora cosa fai?», gli chiese Cavazzoni. E Celati: «Voglio guadagnarmi il pane onestamente», come se il posto fisso in università non lo fosse, «il contrario della stabilità inamovibile dei sindacati». E così Celati si è trovato disoccupato fin quando non lo hanno chiamato ad insegnare in Normandia, dove pure una mucca assisteva alla lezione e lui la citava come «propensione ad apprendere».

La curiosità: Celati è nato a Sondrio, è vero, perché il padre era dipendente della banca d’Italia, ma, per dissidi con il direttore, il genitore è stato cacciato via. Così lui e la famiglia sono finiti a Trapani; in definitiva Celati ha vissuto in Valtellina sì, ma solo per qualche giorno. E così via fra chiacchiere, avventure e divertimenti, fantasie contenuti nel romanzo, una serata (presentata dalla presidente dell’associazione Bradamante, Silvana Onetti) in cui le “micro canzoni” di Vasi, come “Sei semo”, hanno giocato il loro ruolo.

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