Homo Selvadego, terminati i restauri a Cosio Valtellino: «Luogo di straordinaria importanza»

A Sacco riqualificati anche gli spazi e rinnovato l’allestimento museale. Sabato la riapertura: «Questa è una delle rappresentazioni meglio conservate in Europa»

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Cosio Valtellino

Una delle rappresentazioni meglio conservate in Europa dell’Uomo selvatico si prepara a mostrarsi in una veste rinnovata. A Sacco, frazione di Cosio Valtellino, la Camera picta del museo dell’Homo Salvadego è stata interessata da un intervento di restauro conservativo e riqualificazione degli spazi, accompagnato dal rinnovo dell’allestimento museale.

Cosa è stato fatto

Dopo la conclusione dei lavori, la Camera picta verrà aperta al pubblico sabato in concomitanza con la mostra del Bitto di Morbegno,

«Abbiamo voluto restituire il giusto valore a un luogo di straordinaria importanza, che custodisce una delle rappresentazioni dell’Uomo selvatico meglio conservate in Europa» sottolinea il vicepresidente della Comunità montana, Pietro Taeggi, evidenziando l’attenzione dedicata alla conservazione di un patrimonio che rende unica la storia culturale del territorio. I lavori hanno interessato sia gli elementi architettonici sia gli spazi interni, con un intervento particolarmente significativo sulla scala esterna originale in legno, restaurata insieme ad altre parti lignee, tra cui tavolati e travi. È stata inoltre riqualificata la passamaneria esterna, rinnovata l’illuminazione e introdotti impianti per mantenere condizioni ambientali più stabili, a tutela delle superfici storiche. L’allestimento è stato aggiornato con nuovi totem e contenuti digitali, pensati per accompagnare la visita e rendere più accessibile la conoscenza del sito.

Per gli interventi specialistici sono stati coinvolti anche professionisti della Cooperativa 404, esperti nel recupero e nella valorizzazione delle testimonianze legate all’Uomo selvatico nell’arco alpino. Parallelamente, la Comunità montana ha definito una convenzione con l’Ecomuseo della Valgerola per la gestione del museo, per assicurare un’apertura regolare e una fruizione organizzata degli spazi. L’accordo comprende prenotazioni, biglietteria, accoglienza dei visitatori e dei gruppi, apertura e chiusura, sorveglianza, attività didattiche e collaborazione nella progettazione di iniziative culturali.

Patrimonio da tramandare

Al centro del percorso di visita rimane la Camera picta, con l’affresco dell’Homo Salvadego, figura mitologica radicata nelle tradizioni alpine, raffigurata con il corpo coperto di pelo, la barba fluente e un bastone nodoso. La scritta che lo accompagna, «Ego sonto un homo salvadego per natura, chi me ofende ge fo pagura», ne restituisce il carattere fiero e minaccioso, mentre le leggende gli attribuiscono anche il ruolo di maestro degli allevatori nella lavorazione del latte e nella produzione casearia. Un patrimonio di racconti e immagini che, grazie agli interventi conclusi, potrà continuare a essere tramandato alle nuove generazioni e scoperto da un pubblico più ampio.

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