
Cultura e Spettacoli / Tirano e Alta valle
Venerdì 29 Agosto 2025
Il Furioso festival a Teglio celebra Ernesto Ferrero
L’evento ha visto protagonista la favola di Quirina e l’importanza dell’orto, tra echi di Boccaccio e Voltaire, e l’elogio della montagna.
Teglio
«La favola, che arriva dalla tradizione esopica, è un racconto che ci interroga sul destino. Proprio come “Storia di Quirina, di una talpa e di un orto di montagna” di Ernesto Ferrero». È la premessa di Gino Ruozzi, già professore di Letteratura italiana all’università di Bologna, all’anteprima del “Furioso festival in Valtellina” tenutasi a palazzo Besta di Teglio. Ruozzi è stato ospite dell’associazione Bradamante, che organizza la rassegna, e della Direzione regionale musei nazionali Lombardia.
In apertura del cartellone Ruozzi ha dedicato una lezione allo scrittore - e amico – Ferrero, soffermandosi sul gustoso apologo, pubblicato da Einaudi nel 2014, con protagonista Quirina, l’anziana signora che vive in orgogliosa solitudine in un piccolo paese delle Alpi, dove accudisce un orto-giardino che è tutta la sua gioia. Sotto il nome di Quirina si nasconde l’amata suocera Ausonia Zubiani, scomparsa alla fine del 2024, mamma di Carla Sacchi, presente, con comprensibile emozione, nel salone d’onore di palazzo Besta. Sul tavolo Ruozzi ha esposto altre storie brevi, piccoli libretti, pubblicati da Ferrero come “La luna del Manzoni e altre storie di grano saraceno” dedicato alla Valtellina e al grano saraceno, “Ariosto e Calvino, vite parallele” con la trattazione del quale si è aperto il festival due anni fa, “Rhêmes o della felicità”, «luogo dove gli einaudiani andavano in una sorta di ritiro, un piccolo “orto” nel grande “orto” che era Einaudi». Ed è proprio “orto” una delle parole interessanti presenti nella favola di Quirina. «Orto è il luogo ideale, dell’ordine, della natura, della pace, della possibile felicità – ha detto Ruozzi -. Nel Decamerone di Boccaccio, un gruppo di giovani si ritrova in una specie di orto chiuso per trovare una possibile felicità. Ma ricordo anche l’invito di Voltaire, alla fine del Candide, di coltivare il nostro orto, coltivando così il senso della vita che vogliamo avere». L’orto esplica l’abilità di chi riesce, in poco spazio, a creare un mondo. Come Quirina-Ausonia. E questo orto di montagna, la vocazione narrativa di Ferrero, lo apre fino ad arrivare al mondo. Anche in Quirina c’è una storia nella storia: c’è l’elogio della montagna, dove nasce un tipo particolare di scrittura («la montagna ha insegnato l’economia di parole», sostiene lo scrittore), ma ci sono anche Massimo Mila, Primo Levi, Lalla Romano.
Nel racconto la talpa scava nell’orto e rovina le certezze di Quirina. «Succede a Teglio, ma succede anche nel mondo, in un rapporto dal piccolo al grande», ha proseguito il docente, che ha dato lettura di alcune pagine del libro dove si parla di «riuscire a trovare la varietà nella ripetizione», della felicità come «il piacere del lavoro ben fatto» o dell’importanza di avere un antagonista (la talpa, in questo caso), come «elemento essenziale della nostra vita, perché ci dà stimoli. “Senza la talpa mi annoio”, dice infatti Quirina. Ecco, quindi, il vero e terribile bisogno dell’antagonista che oggi risuona macabro, è vero, seppure sembri ineluttabile vivere senza avversari. Da rilevare, però, che l’antagonista di Quirina mette in subbuglio certo, ma non vuole lo sterminio; vuole la convivenza. «I rapporti, insomma, con le altre persone possono aiutarci, anche se paiono all’apparenza conflittuali – ha concluso -. E ancora, impariamo da questo apologo che per vivere abbiamo bisogno anche di noi stessi e di convivere con il doppio e molteplice che è in noi».
. Video di Clara Castoldi Il Furioso festival a Teglio celebra Ernesto Ferrero
© RIPRODUZIONE RISERVATA