Museo etnografico tiranese, riapertura nel 2027

Annunciata in consiglio comunale la riapertura del Museo etnografico tiranese: nel 2027 un nuovo allestimento racconterà la storia della città tra memoria, trasformazioni sociali e vocazione di crocevia alpino.

Lettura 2 min.

Tirano

Dopo sei anni di chiusura, riaprirà nel 2027 il Museo etnografico tiranese e racconterà la storia di Tirano in relazione a piccoli e grandi processi storici, al territorio e alla sua conformazione, alle reti di scambio, come crocevia di confine e passaggio, trovando supporto negli oggetti della sua collezione. Lo ha annunciato l’assessore alla Cultura del Comune di Tirano, Isabella Ciapponi Landi - legatissima a questo spazio culturale che il padre Bruno ha fondato e guidato per tanti anni - in consiglio comunale, in risposta all’interrogazione presentata dalla minoranza “Rinnova Tirano”, che ha chiesto lumi sullo stato dell’arte. «Per definizione un museo etnografico è un museo storico (parla di fatti, personaggi, eventi), ma con un interesse antropologico incentrato su costumi, tradizioni, culture e lingua – ha detto l’assessore -. Il Met avrà un focus su Tirano, non sulla cultura alpina, pur trattandone le caratteristiche che ci accomunano e differenziano. La lettura sarà quella di una società locale in trasformazione, una comunità di grande valore di una città di transito, pensata per rafforzare il senso di identità della comunità e con ricadute a livello di offerta turistica».

L’amministrazione comunale pensa, dunque, ad un museo digitalizzato ad alto livello professionale con tecniche innovative, ad un museo diffuso col concetto di “sale esterne”, punto di partenza di una città- museo, glocale anche con il supporto di Valtellina Virtual, inclusivo in senso culturale e sociale. «Il risultato atteso sarà la riduzione del rischio dispersione, ridondanza o duplicazione di altre realtà simili, esistenti nel circondario, e in linea con le nuove realtà museali che si stanno delineando – ha aggiunto Ciapponi Landi -; la costituzione di un’infrastruttura culturale stabile e coordinata, un hub di diffusione della cultura locale, di formazione, di studio della storia, della lingua e del pensiero del territorio. Puntiamo, quindi, al superamento del concetto di Museo etnografico spontaneo legato al collezionista e a collezioni basate sui criteri personali, discrezionali e affettivi dello stesso.

No ad un museo partecipato, ma partecipante o a partecipazione protetta, affidato a un team di esperti e poi aperto alla comunità che lo potrà implementare. Un museo che si racconti principalmente da sé e diventi scrigno di memoria, specchio di vita di una comunità che si riconosce e si identifica proiettandosi al futuro». L’assessore ha concluso il suo intervento denunciando le gravi anomalie patrimoniali e di vigilanza del passato che hanno causato la sparizione di alcuni beni (il sindaco Stefania Stoppani ha citato una delibera di giunta Spada che valutava in 187mila euro il valore dei fondi museali). «Dall’inventario risultano mancanti una catena d’oro, così come non sono stati individuati i gioielli della donazione Kitty Patroni – ha detto l’assessore -. Rimarco anche una grave falla nei sistemi di vigilanza e custodia fisica durante i traslochi e le movimentazioni passate e pendenze amministrative non risolte circa la custodia e la regolarizzazione della collezione di armi storiche».

L’assessore ha ricordato i passi fatti dal 2024 ad oggi: numerosi sopralluoghi, controllo lavori di post ristrutturazione, presa visione del progetto ereditato “Met-Palazzo della cultura alpina”, ricognizione, ordine, parziale svuotamento e pulizia, confronto e visita realtà simili nel circondario e fuori, studio del Sistema museale e degli strumenti a livello regionale per la valorizzazione e riconoscimento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA