Nameless: Calvin Harris brilla sul palco del Bione

Successo per la prima serata del festival di musica elettronica tornato dopo anni in città

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Lecco

Quando la musica e i colori s’intrecciano sostenendosi l’una con gli altri. Qui al Nameless ogni secondo è scandito dalle note e lo sguardo attratto dai giochi di luce che illuminano e danno corpo a un’atmosfera. Un clima che nasce all’alba tra gli organizzatori impegnati negli imponenti allestimenti e non si spegne neppure sul far della sera. E le prime ore della notte sanno ancora regalare brividi, tenendo alta l’adrenalina che scorre lungo una line up con artisti di fama internazionale.

Fin dalle prime ore del pomeriggio si avverte l’aria vibrare. Le persone scalpitano davanti ai palchi in attesa dei loro artisti preferiti. Il caldo si fa sentire, batte sull’asfalto mentre i corpi iniziano a muoversi e a scaldarsi al ritmo di una successione densa, capace di parlare a pubblici molto diversi. C’è chi si rifugia all’ombra con un ventaglio tra i prati laterali e chi, invece, conquista fin da subito le transenne.

Appena varcati gli ingressi, lasciandosi alle spalle code già lunghe dalle prime ore del pomeriggio, si apre una piccola città della musica. Sulla sinistra il palco dedicato alla drum and bass, dove artisti come Netsky e Andy C portano in scena bassi potenti, ritmi serrati e tutta l’energia di uno dei generi più amati dagli appassionati della scena elettronica. Poco più in là gli altri spazi live, mentre il palco principale propone una line up ricca già dalle prime ore del giorno: dal sound elegante e radiofonico di Stylophonic alle sonorità elettroniche di Astrality, fino all’indie-pop malinconico e sognante di Swimming Paul.

Chiacchierando tra il pubblico, però, un nome sembra mettere tutti d’accordo: Calvin Harris. Attesissimo sia da chi lo ascolta in cuffia durante le giornate di lavoro sia dagli appassionati che ancora consumano vinili; il dj e produttore scozzese rappresenta il picco di una lunga giornata di musica. Quando sale sul palco principale, poco dopo le 22.30, il Bione si trasforma in una distesa di luci, mani alzate e telefoni puntati verso il cielo.

Intanto scorrono, incorniciate dalle vette lecchesi, le immagini delle passate edizioni proiettate alle spalle degli artisti, felici di esibirsi sul main stage davanti a migliaia di persone. Un Bione in trasformazione ma capace di mantenere intatto il suo fascino paesaggistico, stretto tra l’Adda e il Resegone, come a ricordare una pagina manzoniana.

E che questo angolo di terra della provincia abbia tutte le caratteristiche per ospitare un centro sportivo e grandi manifestazioni lo continuano a testimoniare politici, personaggi dello sport e campioni delle varie discipline, che più volte hanno definito il Bione «il posto più bello del mondo, sul piano paesaggistico, per vivere esperienze agonistiche e di comunità». Una ragione in più perché questo teatro naturale riesca a superare i freni burocratici e diventare sempre più un luogo elettivo di sport, incontro ed evasione.

Di sicuro la maggior parte dei partecipanti avrà vissuto decine di concerti in palazzetti e stadi. Eppure il clima che si respira al Nameless conserva una sua unicità. Forse va cercata nella capacità di mettere insieme generazioni diverse, non attratte da un singolo artista ma dall’insieme di una rappresentazione che non è soltanto musica. È il contagio virtuoso dello stare insieme, la possibilità di lasciarsi alle spalle pensieri e preoccupazioni, magari affidandoli simbolicamente al fiume che scorre poco distante.

A qualcuno riaffiorano anche ricordi delle edizioni passate. C’è chi racconta del set segreto nell’area Red Bull del 2022, quando Greg Willen, produttore degli FSK Satellite e di Young Miles, si era esibito insieme ad altri artisti. «Me lo ricordo benissimo, ero con tutti i miei amici. Era un’atmosfera più intima. Oggi il format è cresciuto, richiama artisti internazionali e migliaia di persone, ma le emozioni continuano a essere le stesse».

Un’espressione musicale scandita con inevitabili suoni ad alti BPM che possono essere percepiti come rumori, persino fastidiosi, in realtà vicine; ma il senso della festa non può essere cancellato, soprattutto laddove, come a Lecco, concerti e spettacoli di grandi dimensioni sono una rarità.

Intanto l’eco di Calvin Harris, ultimo artista a salutare la prima giornata sul palco principale del Ploom, continua a emettere suoni che fanno vibrare le corde di appassionati che non si stancano e che già con il pensiero corrono all’indomani, nella certezza di rivedersi sotto quel palco.

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