passeggiata tra le vette
nelle tele di Luca conca

Nei giardini di palazzo Besta il percorso tra i dipinti dell’artista che raffigurano le montagne Iniziativa realizzata con la collaborazione del fotografo Martegani e creando davanti ai visitatori

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Passeggiare per il giardino di palazzo Besta durante l’estate ha un valore aggiunto, oltre alla bellezza del luogo affacciato sulle Orobie: il percorso artistico fra i grandi dipinti del pittore Luca Conca – alcuni completati e disposti da poco - che arricchiscono l’installazione site specific nata dalla collaborazione con il fotografo Vincenzo Martegani.

L’iniziativa artistica fa parte della mostra “Vette. Storie di sport e montagne”, promossa dalla Direzione regionale musei nazionali Lombardia (che gestisce il museo tellino) con il sostegno di Regione Lombardia e realizzata in collaborazione con il Museo nazionale della montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e la Direzione regionale musei nazionali Veneto – Museo nazionale Collezione Salce.

Abbiamo incontrato il pittore mentre concludeva un’opera, realizzata en plein air per il museo.

«Per me è un’esperienza completamente nuova, innanzitutto perché ho immaginato una realizzazione e una tecnica che dovessero resistere alle intemperie – racconta Conca -. Quelle esposte sono tele normalissime, ma con un telaio in alluminio e dipinte con un acrilico particolare ed una vernice finale che si usa anche nell’edilizia e che resiste a tutto. Quindi quelli esposti sono quadri che hanno subìto, in questi mesi, pioggia, neve e sole».

I soggetti rappresentati – vette, montagne, paesaggi alpini – sono ripresi dalle foto di Martegani?

«L’installazione nasce in dialogo con le immagini di Vincenzo, un esperimento che avevamo già fatto molti anni fa con tele più piccole. Quando abbiamo immaginato queste grandi tele, inizialmente pensavo di interpretarle in modo deciso, allontanandomi dalle foto. Essendo i miei quadri in monocromia, solo in bianco e nero cioè, potevo anche scegliere una direzione più grafica, più astratta. Però poi, quando ho cominciato a dipingere, mi sono reso conto della grande dimensione che ricodifica tutto e rende, in ogni caso, i quadri una cosa diversa. Quindi l’interpretazione non è così lontana dall’immagine fotografica».

Quello che conta sono la tecnica e il linguaggio, dunque?

«Cambiando il linguaggio, tutti i riferimenti cambiano. L’unica vera difficoltà che ho incontrato è stata, come nei pittori del passato, capire che sono quadri che si vedono a distanza e che avevano bisogno di fissare subito negli occhi dell’osservatore la propria immagine. Con questo voglio dire che non potevo astrarre troppo, cioè non potevo semplificare, perché alla fine, vedendo la mostra in coppia e poi da più angolazioni, non ci poteva essere un quadro troppo diverso. Questa è stata l’unica attenzione».

Com’è stata l’esperienza di dipingere open-air davanti ai visitatori di palazzo Besta?

«Molto piacevole; un pubblico educatissimo, molto discreto, forse anche un po’ intimorito dalla presenza del pittore, ma anche incuriosito. È stata una bella e nuova esperienza e, poi, un aspetto per me sorprendente è che il pubblico ha capito immediatamente che era una mostra da vedere nella sua interezza. Nessuno si è fermato sul quadro in particolare; invece tutti hanno capito che era proprio un percorso da fare fra i miei quadri e le fotografie di Vincenzo».

Quindi il fine è stato raggiunto?

«Sì, questo per me perché è stato importante, perché nella prima nostra collaborazione io e Vincenzo eravamo rimasti un po’ delusi dal desiderio dell’osservatore di sapere esattamente che cima fosse ritratta. Invece in questo caso, anche se ci sono le didascalie a raccontarlo, tutti l’hanno davvero vista come una mostra site specific, anche se questo termine, ormai abusato, ha perso un po’ il suo significato».

La Direzione regionale invita, dunque, a visitare il giardino di palazzo Besta per scoprire il nuovo dipinto e seguire da vicino l’evoluzione di un progetto che mette in dialogo pittura, fotografia e paesaggio. Un’occasione per vivere il museo anche all’aperto e accompagnare passo dopo passo la nascita di un’opera pensata appositamente per questo luogo. Ricordiamo che l’esposizione, che rientra nel programma dell’Olimpiade culturale di Milano Cortina 2026, ha il suo cuore nelle sale di palazzo Besta dove si raccontano le storie di sport e montagna, per l’appunto come evoca il titolo, dalla prima Olimpiade di Chamonix 1924 a Milano Cortina 2026, con cimeli, manifesti, torce olimpiche, attrezzature storiche, fotografie e documenti provenienti da istituzioni nazionali e internazionali.

Il museo è aperto da mercoledì a domenica dalle 9,30 alle 13 e dalle 14 alle 16,30. È disponibile, inoltre, il nuovo portale all’indirizzo http://www.storiedisportemontagne.it che è l’occasione per il visitatore o futuro visitatore di prepararsi alla visita o di interiorizzarne i contenuti dopo averla vista.

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