Cultura e Spettacoli / Lecco città
Sabato 16 Maggio 2026
Si scrive Lea, si legge Barlassina
Non è un caso letterario, ma poco ci manca. Da qualche mese in biblioteca a Lecco spopola un romanzo scritto da Lea Rubistiani, pseudonimo di un conosciutissimo lecchese che ha svelato la sua identità
Lettura 2 min.Lecco
Uno pseudonimo femminile, un romanzo autobiografico e una presentazione che fino all’ultimo ha mantenuto il mistero sull’identità dell’autrice. Dietro Lea Rubistiani, nome comparso sulla copertina di “Vita in prestito”, si nasconde infatti Giuseppe Barlassina, assicuratore lecchese di 78 anni, che ha deciso di raccontare la propria vita attraverso un alter ego letterario, intrecciando ricordi personali, lavoro, relazioni e riflessioni nate durante il periodo del Covid.
Il libro è stato presentato giovedì all’Orsa Maggiore di Pradello, luogo simbolico per lo stesso Barlassina, legato alla sua giovinezza e richiamato anche nelle pagine del romanzo. L’iniziativa, promossa insieme alla Biblioteca civica Pozzoli di Lecco, ha richiamato numerosi partecipanti tra curiosi, amici e conoscenti.
«Ho scelto uno pseudonimo un po’ per timore e un po’ per sentirmi più libero - ha spiegato Barlassina durante la serata -. Il ruolo della donna è preminente nelle nostre vite: la donna può dire quello che vuole e va bene, se lo dice un uomo le cose cambiano». “Vita in prestito” segue il percorso di un protagonista che, dopo un grave incidente, ripercorre episodi ed esperienze del proprio passato, dagli anni del servizio militare fino alla vita trascorsa a Lecco, intrecciando ricordi personali, relazioni e momenti difficili.
Un racconto nato da appunti scritti a mano durante i mesi della pandemia e poi trasformato in un libro, al termine di un lungo lavoro di stesura e revisione. «Scrivere un libro con dodici blocchi scritti a mano, quasi seicento pagine, non è una cosa da poco», ha raccontato. «Ci è voluto quasi un anno e mezzo a scriverlo e forse un altro mezzo anno a correggerlo, perché poi alla fine i discorsi sembrano semplici ma vanno fatti e vanno corretti».
Barlassina ha spiegato di non aver immaginato inizialmente una vera pubblicazione, arrivata poi grazie all’interessamento di Guido Puccio e all’uscita con la casa editrice Albatros. Il progetto mantiene anche una finalità solidale: il ricavato delle vendite sarà devoluto ad Auser, associazione impegnata nell’assistenza agli anziani. Durante la presentazione è intervenuta anche Grazia Mareghello, in rappresentanza dell’associazione, mentre la direttrice della biblioteca Simona Sanna ha aperto la serata. Presente, inoltre, l’assessore alla Cultura del Comune di Lecco Simona Piazza.
Nel corso dell’incontro Barlassina ha alternato ironia e riflessioni più personali, raccontando anche il rapporto quasi faticoso con la scrittura. «Quando uno scrive pensa sempre di diventare il Premio Nobel, poi dopo si accontenta di quello che riesce a mettere insieme», ha scherzato. «Però tante persone mi hanno fatto i complimenti e pertanto non era il caso che lasciassi tutto in un cassetto».
L’autore ha anche lasciato intendere di non voler chiudere qui l’esperienza letteraria. «Se avrò la fortuna di poter scrivere altre cose mi cimenterò con novelle di natura diversa e di impegno diverso», ha detto, spiegando però quanto il lavoro su un libro autobiografico sia stato complesso e totalizzante. A colpirlo, più ancora delle copie vendute, è stata soprattutto la partecipazione del pubblico alla serata di presentazione. «Oggigiorno alle presentazioni ci sono spesso i famosi “quattro gatti” che sanno di letteratura e finisce lì», ha osservato. «Questa sera invece c’è una bella parte di popolo e questo mi fa davvero piacere».
© RIPRODUZIONE RISERVATA